“Qui c’è l’imprenditoria italiana che ha combattuto durante i periodi più bui dell’ultima crisi, uscendone rinnovata e più forte: reinveste su se stessa riprendendo la tradizione ma guarda al futuro applicando la tecnologia per un’offerta sempre più diversificata”. E’ l’immagine che vuole evidenziare Nunzio Bevilacqua, giurista d’impresa ed esperto economico internazionale, ospite alla 52’ edizione del Vinitaly di Verona.

“Sale il numero degli espositori e dei Paesi stranieri perché riusciamo finalmente a ‘fare sistema’ e ciò vuol dire che quando si tratta di tutelare i marchi e le denominazioni, in sede anche internazionale, l’unico comune denominatore è ritornato ad essere l’italianità; la nostra qualità, anche con il Bio che inizia ad assumere dati economici di rilievo”, rileva Bevilacqua. E ci sono le eccellenze, quelle vere. Tra queste, ‘Bottega Spa’, piccolo impero del wine da esportazione. Imprenditori di successo, come Stefano Bottega, “sono riusciti, partendo dal Veneto, ad entrare in oltre 130 Paesi nel mondo, dove la sostanza della ‘bollicine’ nostrane è stata accompagnata dalla riconoscibilità delle iconiche e preziose bottiglie ‘gold’, vero ‘must have’ in mercati di alta gamma quali Usa, Russia e Sud Est asiatico”.

Bevilacqua segnala “dati interessanti, ma con possibilità di ulteriore miglioramento” in relazione alla componente giovanile e femminile: “non solo sempre più giovani pensano ad un futuro nell’agri-business ma sempre più aziende stanno attuando dei passaggi generazionali d’impresa che consentiranno, senza traumi, la conservazione dei valori aziendali”.

Guardando ai mercati di sbocco, “se c’è entusiasmo per Usa e Cina diventati mercati ‘maturi’, dove all’aumento della domanda si accompagna un’attenzione crescente, non solo alla qualità ma anche alla diversificazione dell’offerta, aleggiano anche timori su come possa riverberarsi sul comparto un’eventuale guerra commerciale dei dazi”.

Quindi, l’esperto conclude: “l’economia del Vino rappresenta una sorta di ‘petrolio pulito’ non solo perché genera ricchezza per il nostro Paese ma perché anello di collegamento tra il nostro settore gastronomico e l’economia del settore turistico”.

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