Le riforme continueranno ma in tempi realistici, tenendo ferma la barra sulla riduzione del debito. Tre le priorità: meno tasse, inclusione e investimenti. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria sceglie un intervento all’insegna dell’equilibrio per il primo confronto pubblico diretto con interlocutori istituzionali di primo piano. All’assemblea Abi, prima di lui,  hanno parlato il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco e il padrone di casa Antonio Patuelli. E l’analisi del ministro parte da alcuni punti fermi.

Primo, le condizioni di salute dell’economia e della finanza pubblica italiane sono ancora buone. Tuttavia, anche in un quadro che si mantiene positivo, c’è il rischio di “una moderata revisione al ribasso” delle previsioni di crescita. In questo contesto, “il disegno riformatore sarà efficace se saprà individuare gli strumenti più adatti, definendo un percorso realistico di obiettivi e scadenze intermedie e finali, mantenendo il percorso di riduzione del debito pubblico ed evitando un’inversione di tendenza nell’aggiustamento del saldo strutturale, pur valutando quale sia la dinamica temporale più adatta”. Questo percorso, aggiunge Tria, “verrà valutato in base all’aggiornamento delle previsioni e in stretto contatto con i nostri interlocutori europei”.

Sono tre i punti di governo essenziali e “prioritari”: la riforma delle imposte dirette con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese; l’inclusione sociale, con particolare attenzione al contrasto della povertà e all’inserimento nel mercato lavoro; il rilancio degli investimenti pubblici, non solo con nuove risorse, ma rimuovendo gli ostacoli burocratici e le debolezze amministrative.  “Puntare sullo stimolo endogeno alla crescita basato sugli investimenti pubblici e privati – spiega il ministro – significa affrontare il tema dell’occupazione e costruire capacità produttiva”.