L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil registrato nel primo trimestre del 2018 è il più basso tra tutti quelli rilevati nel medesimo periodo negli ultimi 18 anni. Pari al 3,5%, risulta inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2017 (quando era al 4,0%), ed è dal 2000 che non si vedevano percentuali paragonabili a questa.

L’inflazione accelera. I numeri
Nel frattempo accelera il tasso di inflazione all’1,4% a giugno dall’1% di maggio, nei dati Istat provvisori, e sale soprattutto per gli acquisti quotidiani dei consumatori. L’indice dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’1,4% su base annua, tornando sui livelli di maggio 2017. A trainare, spiega l’Istat, “sono di nuovo i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che registrano un aumento dei prezzi su base annua più che doppio di quello generale” (+2,9%). Pesano i prezzi dei beni energetici non regolamentati (+9,4%). Incidono inoltre sull’accelerazione dell’inflazione i prezzi dei beni alimentari sia lavorati (da +1,7% a +2,4%) sia non lavorati (da +2,4% di maggio a +3,4%) e i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +2,9%). L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici si attestano rispettivamente a +0,9% e a +1,2%, entrambe in accelerazione rispetto al +0,8% di maggio. Mentre l’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +1,1% per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo. L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è dovuto ai rialzi dei prezzi di diverse tipologie di prodotto, tra cui spiccano quelli dei Beni energetici non regolamentati (+2,3%), dei Servizi relativi ai trasporti (+2,2%) e dei beni alimentari lavorati (+0,8%). Si registrano cali congiunturali nei Servizi relativi alle comunicazioni (-1,4%) e di beni alimentari non lavorati (-0,9%). L’inflazione accelera sia per i beni (da +1,0% registrato nel mese precedente a +1,7%) sia, in misura più lieve, per i servizi (da +0,9% a +1,0%); il differenziale inflazionistico tra servizi e beni rimane negativo ma di ampiezza più marcata rispetto a maggio (da -0,1 punti percentuali a -0,7 punti percentuali). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono dello 0,4% in termini congiunturali e del 2,9% in termini tendenziali (da +2,0% del mese precedente).

Gli italiani ‘intaccano’ i risparmi
Sbiadiscono i ricordi dei risparmi nascosti sotto al materasso a favore di un approccio più consumistico: i soldi si usano per fare acquisti a breve termine. Almeno questo ciò che si evince dagli ultimi rilevamenti Istat che vedono un ritorno degli italiani a spendere, con un andamento dei consumi non lineare rispetto alla crescita dei redditi. I consumi delle famiglie nel primo trimestre del 2018 sono cresciuti dello 0,8% rispetto al trimestre precedente, risultando in accelerazione, mentre la propensione al risparmio si riduce, scendendo in termini congiunturali di 0,5 punti percentuali, al 7,6% (lo stesso valore del secondo trimestre del 2017, che rappresenta il minimo da fine 2012). Su base annua la spesa delle famiglie per consumi finali sale dell’1,7%, chiarisce l’Istat. Quanto al tasso di investimento delle famiglie, calcolato come rapporto tra investimenti fissi lordi e reddito disponibile lordo, nel primo trimestre del 2018 è stato pari a 5,9%. Nel primo trimestre del 2018 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato in termini congiunturali dello 0,2%, mentre il potere d’acquisto risulta in diminuzione dello 0,2%. Lo rileva l’Istat, spiegando come quindi il reddito sia cresciuto “a un ritmo modesto, inferiore a quello dell’ultima parte del 2017”. Soprattutto, si rimarca, “in presenza di una dinamica inflazionistica in lieve accelerazione, si è determinato, per la prima volta da oltre un anno, un calo congiunturale del potere d’acquisto”.

Le società non finanziarie
Passando ad analizzare la quota di profitto delle società non finanziarie, questa risulta pari al 41,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento, pari al 21,3%, è invece diminuito di 0,7 punti.