Di Salvo Ingargiola – “E’ un cambio di cultura”. Se non ci fosse uno scatto che riprende 4 uomini e una donna intorno a un tavolo di calcio balilla, forse, davvero fatichi a pensare che è solo un fatto meramente culturale. Non è altro che un break, l’equivalente di un caffè più sigaretta al bar. Solo che, stavolta, a giocare non sono degli amici ma dei colleghi di lavoro appunto, durante una pausa dall’ufficio. Lo chiamano lavoro agile – in inglese smart working – e a raccontarcelo è un pioniere di questa nuova modalità di concepire il tempo dedicato alla professione: parliamo di Federico Bianchi, startupper di 36 anni che, da Milano, ha lanciato una app rivolta a lavoratori dipendenti che vogliano trovare uno spazio più adatto alle proprie esigenze.

Sono cambiati i modelli organizzativi, d’altronde, come ci racconta Bianchi. “Siamo passati dal modello industriale dei grandi gruppi di fine Ottocento alle aziende di oggi, sempre più modellate nei processi produttivi dall’impatto delle nuove tecnologie”, spiega. Non solo Internet, intendiamoci. Lo smart working, d’altronde, è qualcosa di più del tele-lavoro.

“Nel 2014 – racconta, partendo dalla propria esperienza di vita – ho deciso di ripartire da zero. Lascio Milano e il caos della grande città. Vado a vivere fuori, 50 km lontano dal capoluogo lombardo. Non voglio perdere la possibilità di accompagnare i miei figli a scuola”, aggiunge. E così, per lui, il lavoro da ufficio inizia alle 9 in punto quando prende il treno in direzione Milano. “Sui binari”, infatti, parte la sua giornata lavorativa prima di arrivare a Copernico, questo “mondo” dello smart working che – come ci racconta bene lo scatto dei 5 intorno al tavolo di calcio balilla – rappresenta un punto di incontro tra gli interessi della produttività dell’azienda e il benessere e la gratificazione del lavoro. Copernico è una rete di spazi nata nel 2015, che oggi è una delle piattaforme maggiormente riconosciute a Milano nella gestione degli spazi condivisi.
“In occasione della settimana del lavoro agile – continua Federico Bianchi – abbiamo ospitato un’azienda. Lo abbiamo fatto all’interno del parco, un ambiente ideale per fare brain storming, aiutare le persone del team a interagire tra di loro, rinforzare l’empatia e facilitare così la focalizzazione delle idee e il confronto in squadra”. D’altronde, quando salta lo schema organizzativo strettamente gerarchico, è vero che si perde in termini di controllo. “Pensare di avere tutto sotto controllo è una follia”, mette in evidenza Bianchi. “Al contrario, oggi, far esprimere al meglio i propri talenti, le proprie risorse umane è lo strumento ideale per raggiungere l’obiettivo”.

Nella scorsa legislatura, in Senato, è stato approvato il ddl sul lavoro agile. “E’ un disegno di legge che ha delle buone premesse. Si tratta di uno strumento che nasce per migliorare la competitività delle imprese e le politiche di conciliazione lavoro-vita privata”, spiega Bianchi. La legge, infatti, prescrive la facoltà di stipulare un accordo individuale tra lavoratore e azienda per attivare il percorso di lavoro agile.

Se in Italia il fenomeno dello smart working è ancora in divenire (alcune stime parlano di 305.000 lavoratori “agili”), all’estero al contrario è già una realtà strutturata. Basti pensare alla Siemens che, di recente, ha stipulato un accordo per tutti i propri lavoratori dipendenti che, a partire dal 2018, potranno lavorare in maniera “agile”.

I tempi cambiano, dunque. E capita persino che sia il lavoratore a poter scegliere tra l’azienda che gli offre o meno un contratto di lavoro agile. A dimostrazione del fatto che il lavoro è diventato sempre più “flessibile” c’è un dato: secondo una ricerca condotta da Kpmg, nel 2025, il tempo medio della vita di un’azienda sarà di 5 anni. “Le aziende – è la lettura di Bianchi – sono un aggregatore di talenti con l’obiettivo di cogliere un bisogno e si esauriranno sempre più spesso nell’arco di un tempo breve”. Ecco perché è il singolo individuo a diventare centrale. Il lavoratore come risorsa per far vincere la mission aziendale. La rivoluzione dello smart working è appena cominciata. Bagde addio, benvenuti talenti!