Uno come Cristiano Ronaldo di sicuro ci ha pensato. Ad attirare il pluridecorato campione portoghese in Italia potrebbe non essere solo il blasone sportivo della Juventus: se CR7 dovesse trasferirsi a Torino potrebbe beneficiare della tassa forfettaria da 100 mila euro sui redditi generati all’estero. La norma è riservata ai neo residenti che non hanno avuto rapporti con il fisco italiano da almeno nove anni. Permette ai Paperoni di dare una bella sforbiciata all’imponibile: un calciatore con il suo cashflow potrebbe risparmiare migliaia e migliaia di euro ogni anno.

L’idea di attirare in Italia i più ricchi del Pianeta, tagliando loro le tasse, la ebbe un noto anti-juventino, tifoso della Fiorentina: Matteo Renzi, prima di lasciare Palazzo Chigi dopo l’improvvido referendum costituzionale, pensò di aumentare l’attrattività del Paese abbassando le pretese fiscali. Dalla primavera del 2017, chi traferisce la residenza fiscale in Italia può accedere all’imposta sostitutiva sui redditi prodotti all’estero versando 100 mila euro in un’unica soluzione. A tutti gli altri spettano le aliquote del 12,5% o del 26%.

Ipotizziamo che l’ex stella del Manchester United abbia investito in questi anni di carriera 20 milioni di euro in un fondo in grado di garantirgli un rendimento del 5% all’anno, con una cedola fissa da un milione. “Senza poter accedere all’imposta sostitutiva, una persona in queste condizioni dovrebbe pagare 260 mila euro di tasse: il 26% del milione incassato. Approfittando dei 100 mila euro forfettari, Cristiano Ronaldo potrebbe risparmiare 160 mila euro“, spiega Angelo Cremonese, professore di Scienza delle finanze dell’università Luiss. E ovviamente i vantaggi potrebbero essere moltiplicati in relazione agli interessi incassati ogni anno dal campione. CR7, è ragionevole pensare, potrebbe aver investito in questi anni di carriera ben oltre 20 milioni, avendo giocato in cambio di ricchi stipendi per nove anni nel Real Madrid.

“Per poter approfittare dell’imposta sostitutiva – spiega Cremonese – il perimetro è davvero molto stretto ed è necessario che i ricavi rientrino in una logica finanziaria“. Insomma, Ronaldo non potrà far contabilizzare fiscalmente in Italia i ricavi dei suoi alberghi in Portogallo. Ma il calciatore, se ben consigliato, potrebbe incassare dei dividendi da una ipotetica holding alberghiera e saldare i conti con l’erario con il mini-assegno perché i proventi a quel punto sarebbero del tutto finanziari. Stesso ragionamento per i diritti di immagine che in Spagna gli sono costati un patteggiamento a due anni e una multa da 18,8 milioni di euro. I ricavi da spot non potranno rientrare nella tassazione forfettaria; gli eventuali dividenti di una holding che ne gestisce la valorizzazione, invece, potrebbero rientrare nello stretto perimetro della tassa a forfait.

Ciò che sicuramente resta fuori è il contributo da versare al fisco per le attività italiane. “Se Cristiano Ronaldo dovesse davvero andare alla Juventus – sottolinea Cremonese – i suoi redditi da lavoro sarebbero tassati con aliquote progressive come qualsiasi dipendente”. E certo non spiccioli per l’erario italiano: se confermate le indiscrezioni della stampa sportiva, Ronaldo potrebbe percepire dalla Juventus uno stipendio netto di 30 milioni di euro a stagione, con più o meno 28 milioni di euro all’anno che finirebbero nelle casse dello Stato. Un bel tesoretto assicurato direttamente dalle ritenute della Juventus.

Cristiano Ronaldo non sarebbe di certo il primo a scegliere di trasferirsi in Italia spinto dalla promessa di trovare un fisco amico. La norma ha avuto un certo successo nel suo primo anno di vita. Secondo via XX Settembre, sono state 160 le richieste pervenute nei primi mesi. Se accolte tutte, garantirebbero 16 milioni di euro di entrate tributarie, tra virgolette, inaspettate. Poca roba nelle dinamiche dei conti pubblici, ma la scommessa era – ed è – tutta sull’indotto generato dai Paperoni a passeggio tra le strade italiane. E ben venga il numero uno tra loro, icona del calcio moderno e principe della Champions League.

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di Nicola Sellitti