Domenica si sono accontentate di un punto per uno. Raggiungendo i rispettivi obiettivi: lo scudetto, il settimo consecutivo, per la Juve e la qualificazione in Champions per la Roma. In questi sette anni di dominio della Juventus, la Roma – insieme a Napoli – ha giocato più di altre squadre il ruolo di sparring partner, ma la spaventosa forza sul campo dei bianconeri non è stata casuale, ma un effetto del fantastico equilibrio finanziario della società.

Il club degli Agnelli-Elkann ha chiuso gli ultimi tre bilanci in utile ed è riuscito a diversificare i ricavi come nessun altro in Italia: è ormai una vera potenza in Europa, come dimostrano le due finali di Champions League centrate in quattro stagioni. La Roma è invece dall’altra parte della barricata, lotta da anni con la Uefa per evitare i colpi del Financial Fair Play ed è costretta a raggiungere plusvalenze con il player trading ogni estate per evitare di far saltare i conti.

Ma nel confronto con la Juventus la Roma può rifarsi se si parla di efficienza: la squadra di James Pallotta sembra essere molto più abile a capitalizzare le risorse a disposizione dello staff tecnico. Nella stagione in corso, i giallorossi hanno avuto un rapporto tra costi/punti in campionato decisamente migliore dei prossimi epta-campioni. Alla vigilia della 37esima giornata di Serie A, è infatti possibile stimare il prezzo pagato da entrambi i club per un solo punto di campionato: alla Roma ogni mattoncino è costato 2,72 milioni di euro; la Juventus ha dovuto sborsare 3,7 milioni a punto per difendere (bene) il titolo di Campione d’Italia. Ben otre il 35% in più di quanto abbia speso la squadra della Capitale.

Per ottenere la stima è bastato dividere il costo complessivo della rosa per i punti ottenuti in campionato fino alla 36esima giornata. A comporre l’insieme delle spese concorrono ovviamente gli stipendi lordi per tutto il personale tesserato, più gli ammortamenti dei calciatori e il prezzo pagato per i prestiti dei giocatori in rosa non a titolo definitivo. Entrambi i club chiudono il loro esercizio fiscale ogni 30 giugno e i dati finali della stagione lungi dall’essere pubblici; ma poiché Juventus e Roma sono quotate, è possibile sommare tutti i costi attingendo alle semestrali e poi raddoppiare il totale per ottenere un dato che sia il più vicino possibile a quello di fine anno.

Partiamo dalla Juventus. Per il personale tesserato, compreso quindi lo staff tecnico, il club nel primo semestre del 2017-2018 ha speso 104,9 milioni di euro. A questa somma vanno aggiunti 53,6 milioni di ammortamenti sborsati solo nel primo semestre, più 10 milioni circa di “oneri da gestione calciatori” – voce che comprende costi e oneri accessori per i vari prestiti. Il totale per i soli primi sei mesi dell’anno è di 168,5 milioni e spalmato sull’intera stagione si arriva a 337 milioni di euro. Considerati i 91 punti conquistati fino a oggi fanno 3,7 milioni per ciascuna lunghezza.

La Roma ha tutt’altro registro. Il management giallorosso deve badare ai conti e taglia sempre dove può. La maggior distanza è proprio negli stipendi dei tesserati: nel primo semestre dell’anno Pallotta ha speso per stipendiare i tesserati appena 64,17 milioni di euro. Per gli ammortamenti in semestrale sono stati destinati 30,9 milioni e un’altra manciata da 4,441 milioni è finita in prestiti – con Patrick Shick e Gregoire Defrel che vanno riscattati il primo luglio. Totale: 99,512 milioni di euro. Esattamente come fatto con la Juventus, spalmando il totale sul secondo semestre si può ottenere una stima dei costi da campo per l’intera stagione: 199,024 milioni di euro. Con 73 punti al sicuro, la Roma ha pagato ogni singolo passo in avanti 2,72 milioni.

A conti fatti, allora, i giallorossi sembrano davvero essere più efficienti, ma la Juventus a suon di assegni staccati continua a vincere riuscendo pure a diversificare i ricavi. Cosa è più importante? Se la Roma vuole davvero mantenere a lungo questo rapporto così basso potrebbe dover essere costretta a rinunciare all’idea di ottenere successi; ma per fortuna la palla che viaggia sull’erba non è mossa dai bilanci e sognare, come sempre, è gratis.