Dare i voti alle imprese italiane per aiutarle a crescere, certificando con le “famose letterine” da agenzie di rating la loro affidabilità finanziaria. La storia di Crif Rating affonda le radici nel pieno della crisi economica che ha stravolto l’Europa. Dal 2011 la società si occupa di tastare il polso al made in Italy per esaminarne, da organismo terzo e indipendente, la solidità nei conti. In quegli anni duri, con la crescita bloccata e i ricavi in picchiata, l’Europa ha scelto di far nascere una rete di agenzie di rating locali per permettere alle società sane di emergere e raccogliere ossigeno sul mercato. L’idea, spiega Daniele Filippi, Head of Marketing & Business Development di Crif ratings, era che, rispetto alle major internazionali, “una agenzia sul territorio avesse delle competenze in grado di valorizzare meglio le aziende locali”.

In questi anni lo scenario economico è cambiato, ma non è bastato qualche semestre in crescita a cancellare le buone prassi da crisi finanziaria. Società più o meno grandi oggi continuano a guardare con interesse al loro ferreo giudizio, sognando il massimo dei voti. Il motivo “principale” che le spinge sotto esame, spiega Filippi, “è l’accesso al mercato dei capitali, tipicamente per l’emissione di un bond”. Il giudizio positivo di una istituzione certificata dalla European Securities and Markets Autohority (Esma) può far propendere per il bond di una o dell’altra società, ma non solo: “Le società con un rating alto ottengono più facilmente l’interesse degli investitori, emancipandosi dal credito bancario”.

Oltre a fattori tipici di diversificazione, un buon rating può permettere anche alle piccole imprese di presentarsi con tutt’altro standing sul panorama internazionale: “Nel caso di operazioni di M&A – spiega Filippi – il mercato può richiedere un rating perché oltre al giudizio viene fornita una rappresentazione dell’azienda”, dall’analisi del business alla sua forza finanziaria passando per la governance interna. Con l’analisi di una agenzia, poi, viene agevolata “la disciplina finanziaria interna: la rating sensitivities indica i parametri e le caratteristiche più sensibili di un’azienda, al cambiamento dei quali il giudizio complessivo può migliorare o peggiorare”.

Lontana dalla città simbolo della finanzia italiana, Crif ratings guarda al mercato da Bologna e considera la distanza un valore: “Ha favorito un certo tipo di prossimità nei confronti delle aziende italiane”. Una posizione più centrale, infatti, le permette di dialogare con aziende dal Piemonte alla Sicilia, con una attenzione particolare rivolta proprio alla via Emilia, “ormai un nucleo industriale importantissimo”. Dalla sua posizione privilegiata, Filippi può tastare il polso al tessuto imprenditoriale italiano con consapevolezza e se lo zoccolo duro delle imprese è al Nord, “al Sud abbiamo fenomeni meno concentrati, ma che rappresentano certamente delle eccellenze del made in Italy”.

Gli investitori internazionali, assicura Filippi, “amano le eccellenze e per loro non c’è alcuna differenza di latitudine. Negli anni, le aziende familiari sono riuscite a specializzarsi nel proprio core business, sia food, machinery, fashion, e sono adesso riconosciute in tutto il mondo”. Il rating corporate può spingere gli investimenti perché, chiosa Filipppi, “permette loro di valutare correttamente il proprio profilo di investimento”.