Tanto fumo e niente arrosto. Si potrebbe riassumere così il discorso del presidente Usa Donald Trump per ciò che riguarda il discusso affair sulla riduzione del prezzo dei farmaci negli Usa. Tra gli attori della filiera c’è chi si aspettava una bacchettata a Big Pharma – gli azionisti erano già pronti a vedere un’inpennata rovesciata delle farmaceutiche – anche se alcuni critici avevano già previsto che il presidente, alla fine, non si sarebbe messo di traverso a chi i farmaci li produce. A parole non ha risparmiato nessuno: “Tutti i soggetti coinvolti nel sistema, dalle aziende farmaceutiche, alle compagnie assicurative, passando per i distributori, ai pharmacy benefit managers e molti altri, contribuiscono al problema”, ha sottolineato nel discorso sul tema tenutosi venerdì pomeriggio. Tuttavia, alla fine, nonostante lo stesso Trump abbia definito il suo discorso come “l’azione più radicale della storia” per abbassare il prezzo dei farmaci, l’amministrazione di fatto non ha avviato nessuna proceduta diretta aggressiva a tal fine, almeno per il momento.

Azioni in crescita per tutta la filiera

Dopo il discorso, le azioni delle principali aziende farmaceutiche, compagnie assicurative e PBM sono aumentate e l’indice S&P 500 healthcare ha chiuso con un +1,5%, il maggior guadagno percentuale in un solo giorno, in un mese. Secondo i critici, le politiche sarebbero state influenzate dalle industrie farmaceutiche.

Dito puntato sul suolo straniero
Tra i vari protagonisti della polemica Trumpiana, insieme a assicuratori e PBM, anche i governi stranieri che, secondo il presidente “estorcono prezzi irragionevolmente bassi” alle aziende farmaceutiche, avrebbe detto, costringendo le società a far pagare di più negli USA. E anche se negli ultimi mesi gli investitori si erano preparati a tentativi volti a regolare i prezzi, che avrebbero ridotto i profitti del settore, Trump abbandona questa idea, incluse la possibilità di far negoziare i prezzi direttamente tra aziende e Medicare, il programma governativo per gli anziani, o consentire ai consumatori americani di importare medicinali a basso costo da altri paesi.

Le azioni a breve termine
Proprio mentre il presidente parlava, il Department of Health and Human Services ha rilasciato il piano “American Patients First”, che spiega le azioni a breve termine che prenderà il governo, tra cui la possibilità di negoziare i farmaci, ma solo quelli da prescrizione inclusi nel cosiddetto Medicare Part D, e studiare i modi per pagare i medicinali sulla base della loro efficacia. Alcune delle priorità a lungo termine includono, invece, limitazione degli sconti, creazione di incentivi per le aziende farmaceutiche per abbassare i prezzi e la ricerca di strumenti per evidenziare le pratiche straniere che danneggerebbero l’innovazione e farebbero salire il prezzo dei farmaci negli USA.

Nessuna grande proposta, ma tanti tecnicismi
Dunque, non ci sarebbe stata nessuna grande rivoluzione in termini di proposte, ma solo tanti tecnicismi da mettere in campo. Principalmente, sembrerebbe, anche per una questione di tempistiche, almeno secondo il segretario della Salute e dei Servizi Umani, Alex Azar.