L’eventuale protrarsi della fase di incertezza politica in Italia potrebbe essere “potenzialmente in grado di frenare in particolare la diffusa partenza degli investimenti”. Lo ha sottolineato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione sul Def, spiegando che proprio per questo le stime di crescita contenute nel Documento sono state orientate alla cautela. A pesare sono peraltro anche “i rischi geopolitici di medio termine che si sono più chiaramente evidenziati negli ultimi mesi”.

Quanto al concreto rischio di un aumento dell’Iva, per Padoan, “c’è una diffusa volontà, anche la mia, di disinnescare le clausole. Il modo per farlo è la Nota al Def e la legge di bilancio. Non c’è assolutamente bisogno di fare un provvedimento in precedenza a questo”.Il ministro ha così risposto a Luigi Di Maio che nei giorni scorsi aveva lanciato l’idea di una “manovrina” estiva, un decreto ad hoc, per disinnescare le clausole Iva.

Padoan ha anche evidenziato che “come è già avvenuto negli anni scorsi, il suo rialzo può essere evitato e il gettito atteso può essere sostituito da misure alternative mediante futuri interventi legislativi, per esempio con la legge di bilancio per il 2019”.  Il ministro uscente dell’Economia ha ricordato anche che una parte “significativa” delle clausole di salvaguardia per il 2019 è già stata disattivata con gli interventi inserti nel dl 50 del 2017 (circa 4,4 miliardi), dal dl 148 (340 milioni) e dalla legge di bilancio 2018 (circa 6,1 miliardi).

Sul fronte delle preoccupazioni per il futuro Padoan non ha nascosto quelle legate alla guerra commerciale tra Usa e Cina. L’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti, con le ipotizzabili ripercussioni della Cina e degli altri Paesi, rappresenta “il rischio più significativo” per le previsioni di crescita. Tensioni commerciali a livello internazionale, ha spiegato, avrebbero un impatto sui livelli produttivi e sull’occupazione anche in Europa, ha spiegato.

Sul Documento di Economia e Finanza arriva anche il parere della Corte dei Conti. “Il quadro che emerge dal Def 2018, pur testimoniando i progressi ottenuti nell’azione di risanamento, rimane ancora complesso. Il difficile percorso che ci attende – dice il presidente Angelo Buscema – non consente cedimenti o rallentamenti, ma richiede scelte coerenti”. Altro ‘warning’ dei magistrati contabili riguarda la spending review. Un’altra stagione di tagli alle spese “richiede che vengano adottate scelte selettive in assenza delle quali è a rischio di un graduale spostamento della spesa verso quella a carico dei cittadini”. Nel Documento si registra una flessione della quota del Pil destinata a servizi come sanità o trasporti, rileva la Corte, il che dimostra “quanti limitati siano i margini entro i quali i cittadini possono attendersi un miglioramento nella qualità dei servizi”.