Il 20 agosto 2006 David Foster Wallace – anima tormentata, scrittore geniale, ottimo tennista – affidava alle pagine del The New York Times Magazine il suo Federer as a religious experience. Il testo, destinato ad entrare nella leggenda del tennis insieme al suo protagonista, prendeva spunto dalle gesta tennistiche del fenomenale giocatore elvetico per arrivare ad esaltare il profondo legame che intercorre, “al pari di certe rare epifanie parossistiche dei sensi”, tra la bellezza e la forza evocativa di un incredibile gesto atletico e l’essenza stessa dell’esistenza umana. Allora i titoli vinti da Federer nei singolari erano trentanove, otto i tornei del Grande Slam.

Sono passati dodici anni e Re Roger è numero 2 del ranking ATP, vicinissimo al primo posto. Animato da un’eccezionale solidità mentale e da un’ardente passione, ha continuato a vincere e incantare tifosi e appassionati sfidando sui campi da tennis diverse generazioni di avversari, leggi della fisica e, ora, della biologia. Una longevità senza pari a livelli così alti di uno sport professionistico one to one. La dimostrazione di come tecnica – intesa non solo come “dote” naturale ma come “strumento” a disposizione dell’atleta e frutto di sacrificio e miglioramenti incessanti – intelligenza tattica, disciplina, cura del corpo e della mente siano tutte componenti essenziali di un successo indiscutibile e duraturo. La loro combinazione porta, con Federer quasi alla perfezione, a un tipo di giocatore purtroppo sempre più raro che, allo stesso tempo, rappresenta per il tennis contemporaneo il modello di giocatore ideale capace di vincere regalando al pubblico emozioni vere ed anche la speranza di un futuro appassionante in una disciplina sportiva nella quale forza bruta (del servizio) ed evoluzione degli apparati tecnici (attrezzi e incordature sempre più precisi e performanti) altrimenti prefigurerebbero scenari di noia sconfortante, al pari della moderna F1 senza sorpassi se non ai box.

Prima di cedere alla nostalgia di Rino Tommasi e dei suoi “circoletti rossi”, torniamo a noi! I titoli vinti da Federer nei singolari sono oggi novantasette, venti i tornei del Grande Slam, sei le ATP Finals. Praticamente infiniti i record battuti e nessuna apparente voglia di smettere di stupire. Tanto, tantissimo si è continuato a scrivere e tantissimo si scriverà sull’eccezionale atleta, sulla sua epopea sportiva, sul legame insolitamente stabile e maturo con la famiglia e la compagna di una vita, sulla sua capacità di imporsi come modello – già considerato ineguagliabile – di sportività, grinta ed eleganza.
Questo è però il Momento di celebrare la generosità filantropica di un Campione nello sport e nella vita e l’occasione ci viene dall’inserimento del fuoriclasse svizzero tra i 100 della celebre lista delle Persone più influenti al mondo che, come ogni anno, hanno redatto i “cugini” del Time.

Se, infatti, i più conoscono i successi di Federer sui campi da tennis, non tutti sono a conoscenza di quello che Roger, la sua famiglia e il suo team stanno facendo per migliorare le prospettive di vita dei bambini poveri della regione dell’Africa meridionale e dei ragazzi svizzeri a rischio di marginalità sociale. La filantropia efficace, come il grande tennis, richiede sacrificio, disciplina e tempo. Per Roger una missione iniziata in giovanissima età a dimostrazione della solidità di valori (anche familiari) che, evidentemente, sono alla base di tutti i successi di un uomo sicuramente fuori dall’ordinario. Dalla sua costituzione (voluta nel 2003 da un Federer appena ventiduenne) a oggi, la Roger Federer Foundation ha speso oltre trentasei milioni di franchi (trenta milioni di euro) per sostenere progetti educativi e si è posta, già nel 2013, l’ambizioso obiettivo di arrivare a sostenere entro la fine di quest’anno l’accesso all’educazione di un milione di bambini. La priorità strategica è dare in loco supporto, non solo economico, a strutture e servizi già esistenti ma sostanzialmente insufficienti. La Fondazione opera esclusivamente attraverso organizzazioni attentamente selezionate in partnership a lungo termine, mentre in Svizzera supporta i bambini svantaggiati nelle loro attività ricreative ed extracurriculari. Ad oggi RF Foundation ha sostenuto lo studio di oltre ottocentocinquantamila ragazzi con lo scopo di aiutarli a esprimere autonomamente il loro potenziale.

Operativamente, la Fondazione mira a responsabilizzare le popolazioni locali dando vita a progetti ad alta sostenibilità sociale lasciando loro grande autonomia nella scelta di contenuti formativi, nell’organizzazione e nella gestione delle finanze. Nel 2017, 18 programmi erano in corso in Botswana, Malawi, Namibia, Sudafrica, Zambia, Zimbabwe e in Svizzera con il coinvolgimento di più di 2500 tra asili e scuole primarie, per bambini tra i 3 ei 12 anni di età. Il CEO della Fondazione è Janine Händel mentre quattro membri della famiglia fanno parte del Board of Trustees (Roger e la moglie Mirka Vavrinec, il papà Robbie e la mamma Lynette, di origine sudafricana). Per raccogliere fondi, oltre alle donazioni e alla devoluzione di parte del ricavato della vendita del merchandising RF, Federer dal 2010 organizza in giro per il mondo esibizioni di beneficenza coinvolgendo Top Players, personalità di livello internazionale e importanti sponsor (Barilla, Rolex…). L’ultima edizione, tenutasi a San Francisco il 5 marzo scorso, sarà ricordata, oltre che per l’enorme successo, per l’esilarante quanto efficace teaser di lancio con protagonisti lo svizzero e il fondatore di Microsoft, Bill Gates, suo compagno di doppio nell’evento clou della serata (atpworldtour.com/en/news/federer-trains-gates-for-exhibition-january-2018). Per la cronaca, i due hanno poi vinto 6 giochi a 3 nella sfida che li ha visti contrapposti a Jack Sock (#15 del Ranking ATP) in coppia con la nota giornalista televisiva americana Savannah Guthrie, “collega” di Federer tra le Most Influential People of 2018 del Time.