(di Nicola Sellitti) – Così diversi, così simili. I Mondiali che partono tra poche ore, calcio d’avvio con Russia – Arabia Saudita a Mosca, pendono dal sinistro al miele di Leo Messi e dal destro di Cristiano Ronaldo. Assieme a Neymar jr rappresentano la tentazione mediatica della Coppa del Mondo, il centro d’interessi per tifosi, appassionati, utenti del web, media, multinazionali. E non solo per gol, assist, giocate, vittorie o sconfitte. Così è stato quattro anni fa in Brasile, i primi Mondiali segnati, caratterizzati dall’influenza dei social network. E ancor di più nella competizione russa. Un dato su tutti: i flussi sulle interazioni sui social – Facebook, Twitter, Instagram su tutti – nella settimana che precede il via dei Mondiali hanno segnalato, per esempio, l’Argentina in testa tra le nazionali con 243 mila menzioni, davanti alle altre potenze come Germania, Inghilterra e Brasile. E nella lista c’è anche il Portogallo, sulla mappa esclusivamente per Ronaldo.

Dunque, comandano Leo e CR7. Dieci edizioni del Pallone d’Oro in due, un pacchetto di Champions League in vetrina, 11 titoli di capocannoniere in Champions League, un portfolio di aziende, sponsor in ogni settore, 500 milioni di follower sui social network. A entrambi manca il titolo di campione del mondo, tassello indispensabile per spingere la propria leggenda nella ionosfera dello sport.

Sono talmente forti, potenti sul mercato (specie il portoghese) che generano valore anche per il marchio del rivale: Messi, uomo di punta Adidas, negli ultimi 12 mesi ha portato 94 milioni di euro a Nike, realizzati dal colosso americano attraverso le visualizzazioni sui profili social della Pulce di immagini dello stesso Messi con i compagni di squadra del Barcellona. E lo stesso, anzi di più vale per Ronaldo, apice del brand Nike: per Adidas, grazie alle condivisioni sulle sue pagine ufficiali di immagini sue con il Real Madrid, c’è stato un assegno complessivo da 183 milioni di euro. E secondo la piattaforma Hookit, che traccia il valore delle sponsorizzazioni degli atleti sui social, il portoghese avrebbe portato in dote ai suoi sponsor circa 400 milioni di euro in carriera, mentre per Messi (che non ha ancora un profilo ufficiale su Twitter) sono stati “solo” 90.

Sono diversi, diversissimi. Il numero 10 del Barcellona è un eletto del pallone, un predestinato come Federer o Maradona, arrivato a oltre 50 gol l’anno anche con qualche chilo in più, quando consumava pizza e bevande gassate, figurarsi ora, con qualche anno in più ma che a tavola non sgarra mai. Il portoghese invece è il prototipo dell’atleta moderno, con la cura maniacale del corpo, dell’alimentazione, del recupero fisico dopo lo sforzo. Un self made man, perfetto per gli investitori. Così, costruendo la sua grandezza, è arrivato al livello della Pulce.

Ma i due dominatori dell’ultimo decennio di calcio globale nel processo di avvicinamento ai Mondiali russi paradossalmente sembrano aver adottato una strategia simile fuori dal campo, negli investimenti del loro immenso patrimonio personale. Nei giorni scorsi è saltata fuori la notizia di Ronaldo in versione supereroe in una graphic novel – di cui è pure produttore esecutivo – Striker Force 7, con immediata risposta dell’argentino, divenuto cartone animato con Heart of Lio, corto prodotto dalla Gatorade e pubblicato sul canale YouTube dell’azienda, con racconto della vita di Messi, dalle origini, a Rosario, sino al passaggio al Barcellona, tra trionfi e record di reti. E qualche settimana prima lo stesso Messi, con la sua società MM, negli ultimi tempi ha speso parecchi milioni di euro per acquisire alcuni hotel extralusso a Ibiza. Un settore frequentato da tempo anche da Ronaldo, con la catena CR7, hotel a cinque stelle costruiti e da costruire nei principali luoghi di vacanza mondiali e anche in capitali come Madrid. Dunque, così uguali, così diversi. Ora spazio al pallone, in attesa di nuovi like, sponsor, investitori.