Capace, determinato, trasgressivo. Sicuramente arrogante. Non nei modi e neanche nei tratti personali ma nella fermezza con cui ha sempre imposto la sua linea. Sergio Marchionne è già di diritto uno dei più grandi manager della storia. Chi ha lavorato con lui, chi lo conosce più a fondo, ne mette in evidenza soprattutto la leadership totale, assoluta. Esercitata con la conoscenza profonda del suo mestiere e anche attraverso una personalità ingombrante. Ha sempre deciso lui, ascoltando solo gli uomini ai quali ha scelto di affidarsi veramente. Lavorando continuamente, praticamente sempre, facendo coincidere il suo ruolo con la quasi totalità del suo tempo. Il maglione nero al posto della giacca rappresenta bene il suo approccio. Un vezzo, secondo molti. Un simbolo di identità, insieme di dedizione e di emancipazione dalle convenzioni degli altri, nell’interpretazione più romantica di tanti altri. Il look, da solo, racconta poco. Ma insieme alle scelte fatte e alle battaglie portate avanti, anche quelle sbagliate, diventa una chiave utile a leggere il personaggio. Marchionne è stato osannato per i suoi risultati, più sul fronte finanziario che su quello industriale, fanno sempre notare i detrattori. E’ stato celebrato come un grande innovatore e combattuto come il principale mandante della fine delle relazioni industriali tradizionali. Ha diviso e fatto discutere. Ma da una parte e dall’altra, fra i più accesi sostenitori e fra i nemici dichiarati, ha rappresentato un riferimento imprescindibile per l’economia e la società italiana degli ultimi 15 anni. Come succede solo ai grandi personaggi, al netto dei meriti e degli errori, presunti o reali che siano.