Interventi che agevolano i piccoli imprenditori – come la flat tax che verrà implementata a partire dalle PMI – ma anche i giovani in cerca di lavoro, attraverso incentivi per le assunzioni stabili. Da quale portafoglio attingere per mettere in atto le iniziative? Sicuramente non da quello dei cittadini tramite l’aumento dell’Iva – dicono i vertici – e neanche da settori quali sanità, scuola e ricerca, sottolinea il premier Giuseppe Conte. Prende così gradualmente forma la ‘manovra del cambiamento’. Le decisioni sono rimandate a settembre, ma l’incontro di ieri sulla legge di bilancio è servito a fare il punto della situazione: a prendervi parte il premier, i vicepremier Luigi Di Maio e a sorpresa anche Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il ministro per gli Affari Ue Paolo Savona e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, ma anche altri ministri, come Erika Stefani degli Affari Regionali o la titolare del Sud Barbara Lezzi, detentrice di una fetta dei fondi europei assegnati all’Italia. Obiettivo della riunione è infatti innanzitutto valutare i contributi dei ministeri alla spending review. La ragione? Per la manovra che hanno in mente Salvini e Di Maio servono almeno 25 miliardi.

“Di certo non sarà una manovra scriteriata, commenta il premier Conte, sempre senza sbilanciarsi, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi. Una cosa è certa: a detta di Salvini e Di Maio, questi miliardi non verranno pescati da un aumento dell’Iva, né dagli 80 euro di Renzi, affermano smentendo presunte voci in merito. “Il governo non pensa di togliere gli 80 euro e non vuole aumentare l’iva”, afferma Salvini. “L’Iva non aumenterà – aggiunge Di Maio, intervenendo a Rtl 102.5 – non vogliamo togliere soldi ma tagliare sprechi e favori. I cittadini devono stare tranquilli perchè le mani in tasca non gliele mettiamo”. In ogni caso la manovra sarà varata “nell’ambito dei vincoli di bilancio ma consapevoli che quei vincoli vanno cambiati”, afferma Di Maio al termine del vertice sulla legge di bilancio e del Cdm.

Avanti, poi, sul reddito di cittadinanza, flat tax e riforma della Fornero che, come sottolinea Di Maio, rimangono i tre obiettivi cardine della manovra giallo-verde. La riforma della Fornero in legge di bilancio? “Mi auguro di sì”, commenta il vicepremier pentastellato. Si punta, dunque, su un fisco più leggero.

Le risorse arriveranno dalla spending review e, probabilmente, anche dalla ‘pace fiscale’, da legare all’introduzione graduale della flat tax. In un contesto di rallentamento della crescita (nella nota di aggiornamento al Def si dovrebbe indicare 1,2% anziché 1,5% per il 2018 e 1-1,1% per il 2019), il governo punta a ridurre lo sforzo sui conti richiesto dalle regole Ue per poter finanziare la legge di Bilancio in deficit per 10-11 miliardi, confidando nel buon esito del dialogo con Bruxelles.

Ecco i ‘pilastri’ della manovra, che sarà varata in autunno dopo la nota di aggiornamento al Def di fine settembre.

CLAUSOLE IVA PER 12,4 MILIARDI: il primo impegno che il governo dovrebbe mantenere è quello di evitare l’aumento dell’Iva che, senza interventi, da gennaio porterebbe l’aliquota ordinaria dal 22% al 24,2% e quella agevolata dal 10% all’11,5%. Tutte le simulazioni in corso, ha assicurato il ministro Giovanni Tria, si basano sulla sterilizzazione per intero delle clausole. Qualche intervento di riordino, ha ammesso Tria, ci potrebbe essere creando “piccoli aumenti di gettito e qualche riduzione, ma con volumi assolutamente marginali”.

REDDITO DI CITTADINANZA, CENTRI IMPIEGO: come indicato nel contratto di governo, per il sostegno al reddito si partirà dalla riforma dei centri per l’impiego (costo stimato 2 miliardi) che si cercherà di finanziare anche con il Fondo sociale Ue. Il nuovo strumento, che dovrebbe essere introdotto con una proposta di legge ad hoc, parallelo alla manovra, ingloberà vari strumenti, compreso il reddito di inclusione.

FLAT TAX, SI PARTE DA MICRO-IMPRESE: avvio dal 2019 con un ampliamento della platea dell’attuale regime forfettario al 15% per le partite Iva, portando le soglie di ricavi da 30-50mila euro a 65mila euro. Obiettivo, abbassare le tasse a regime per 1,7 miliardi per oltre un milione di piccole e piccolissime imprese. Si starebbe valutando anche la possibilità di far salire a 100mila euro la soglia, in un secondo momento e previo via libera Ue. La tassa piatta sostituisce Iva, Irpef, Irap e tasse locali e consente semplificazioni burocratiche.

PRIMA REVISIONE TAX EXPENDITURES: per finanziare la tassa piatta si potrebbe mettere mano agli sconti fiscali, compresi quelli per le imprese. Il progetto però, politicamente molto delicato e finora sempre rimandato, dovrebbe essere legato all’intervento generale sul sistema fiscale, con l’introduzione della dual tax (al 15% e al 20%) anche per le famiglie che potrebbe essere già impostata per partire dall’anno d’imposta 2020. Le agevolazioni fiscali, indicate nell’ultimo rapporto allegato alla nota al Def 2017, erano 468.

SBLOCCO PATTO E REGOLE SEMPLICI PER INVESTIMENTI: l’idea, perseguita già negli ultimi anni, è quella di sbloccare le risorse già a bilancio per fare avanzare le piccole opere pubbliche e di proseguire con lo sblocco (probabilmente per un altro miliardo) degli avanzi di bilancio di Comuni ed enti locali. Prevista anche una semplificazione delle regole a partire da una revisione del codice appalti.

PER LE IMPRESE RESTANO SUPER E IPERAMMORTAMENTO: in cantiere la riconferma delle due misure (la prima al 130% e la seconda al250%), ricomprese nel piano Impresa 4.0, per chi rinnova macchinari o software. Si stanno studiando anche altri meccanismi per stimolare gli investimenti privati

PENSIONI, SI GUARDA A QUOTA 100: potrebbe arrivare una prima revisione della legge Fornero, con l’introduzione di ‘quota 100’ tra età (probabile minimo 64 anni) e contributi. La misura, con paletti, costerebbe circa 4 miliardi. Più difficile ‘quota 41’, cioè la possibilità di uscire a qualunque età con 41 anni e mezzo di contributi.

LAVORO, NUOVI INCENTIVI PER LE ASSUNZIONI STABILI: dopo la proroga per altri 2 anni del vecchio bonus assunzioni under 35 (con 300 milioni in 3 anni) il governo punta ad altri sconti per rendere più conveniente il contratto a tempo indeterminato. – SPENDING REVIEW: alle amministrazioni verrà chiesto un nuovo sforzo che, nel caso dei ministeri, dovrebbe superare 1 miliardo l’anno di tagli chiesto lo scorso anno. Si dovrebbe procedere con un ‘congelamento’ della spesa corrente, eccezione fatta per sanità, scuola e ricerca.

PACE FISCALE: il ‘saldo e stralcio’ riguarderà i piccoli debitori (possibile entro i 100mila euro) e non i grandi evasori. Si tratterà di un pagamento forfait per chiudere il contenzioso con il fisco. I dettagli sono ancora in via di definizione per evitare sovrapposizioni con la rottamazione. L’obiettivo di gettito parte da circa 3,5 miliardi.