(di Nicola Sellitti) – Il più forte, mediatico atleta del basket mondiale nella franchigia glamour e fabbrica di dollari. Lebron James e i Los Angeles Lakers non avevano certo bisogno l’uno dell’altro per accrescere il proprio mito nello sport americano. Ma adesso sono assieme. Il nome di James è già finito sulla collinetta di Hollywood, una delle immagini più cliccate in queste ore su Instagram. E in attesa che il parquet e le sue leggi non scritte traccino i capitoli della saga del Re con i californiani, per ora c’è già un indiscusso vincitore, il registratore di cassa, che si prepara a incassare senza sosta, per almeno quattro anni, la durata del contratto del fenomeno dell’Ohio con i gialloblù. E lo stipendio che Magic Johnson, il plenipotenziario dei Lakers e giocatore forse migliore nella storia degli angeleni, assicura a James, 132 milioni di euro (fanno circa 33 milioni annui) è solo la punta dell’iceberg, con il Re che così si aggirerà sui 350 milioni di euro in soli ingaggi negli oltre 15 anni di Nba. Ovviamente, nessuno come lui. James è al momento il settimo atleta più ricco al mondo, un arsenale di contatti sui social media attraverso cui veicolare le sua attività, dagli sponsor alle serie televisive prodotte (è pure proprietario di una fetta di azioni del Liverpool), con sede proprio a Los Angeles.

E’ uno dei fuoriclasse-azienda a livello mondiale, magnete per multinazionali, come Cristiano Ronaldo, Messi, Tiger Woods, con interessi in vari settori, agganci a Wall Street e amiconi della finanza come Warren Buffett. E tutto questo con una carriera tra Cleveland e Miami, seconda fila Nba, franchigie che non saranno mai avvolte dal mito, come i Boston Celtics, oppure i Los Angeles Lakers, 16 titoli nazionali. Anzi, è James che ha portato ricchezza a Cleveland. Il suo ritorno in Ohio, quattro anni fa, dopo i due titoli Nba vinti con i Miami Heat, ha provocato un giro d’affari da circa 430 milioni di euro in una realtà consumata dalla crisi economica. Negozi, ristoranti, hotel ricominciavano a macinare incassi solo per la presenza del Re. E tanti ragazzi di Cleveland, forse anche qualcuno che aveva bruciato la canotta con il 23 dopo la scelta di andare a Miami, hanno trovato lavoro, grazie all’indotto James. Sono addirittura aumentati i turisti in pellegrinaggio laico per il Re. E Cleveland è conosciuta negli Stati Uniti come una delle città meno attraenti, “a mistake on the lake”, ovvero l’errore, lo sbaglio sul lago. Los Angeles invece è sole, ricchezza, culla della California quinta potenza economica mondiale. E i Lakers sono la seconda franchigia della Lega per valore secondo Forbes, oltre i tre miliardi di dollari (2,8 miliardi di euro, dietro solo ai New York Knicks), con incassi milionari dai biglietti al palazzetto, allo Staples Center, una specie di passerella in prima fila tra attori, star del web e della musica, con abbonamenti da decine di migliaia di dollari. E’ la franchigia di Jerry West, la figura che si trova nel logo della Nba, di Magic Johnson, di Kobe Bryant, che dalla tv via cavo Time Cable Warner incassa tre miliardi di dollari fino al 2032 per le immagini delle partite che non finiscono sul circuito televisivo nazionale, da Espn a TNT o Fox.

Due giganti che si sono dunque stretti la mano, con l’affare che si è fatto anche per i salti di gioia di altri partner della sceneggiatura. Per esempio Nike, lo sponsor tecnico della Nba, che vedrà esplodere la vendita di casacche dei Lakers con la numero 23 di Lebron in Asia, Europa, Cina. Si potrebbe arrivare a un cortocircuito mediatico come avvenuto oltre 30 anni fa con l’asse Nike-Michael Jordan, il primo atleta logo dello sport mondiale. Ma negli anni Ottanta c’era il Muro di Berlino, non ancora i social. Ma anche per Wish, il primo sponsor di sempre sulla canotta dei Lakers, con assegno da 10-12 milioni di euro l’anno, ci sarà un enorme ritorno della presenza di James a Los Angeles. E anche i Lakers potranno rinegoziare i contratti con gli sponsor: bibite, pizza, accordi con una serie di marchi locali che spesso sono la fortuna delle franchigie Nba, specie quelle delle metropoli, come Los Angeles o New York. Con James-Lakers che ricorda un po’ il binomio tra Cristiano Ronaldo e il Real Madrid, due pesi massimi del pallone. Ma la Nba, anche se il club spagnolo presenta un corposo giro d’affari, è la Lega che meglio fa crescere il suo brand: + 545% in dieci anni, il più grande spettacolo sportivo, con il valore medio delle franchigie che cresce più del 10% annuo.