L’inflazione pesa sul carrello della spesa e soprattutto per le famiglie più povere. E’ quanto rileva l’Istat, che rivede la stima del tasso di giugno abbassandola all’1,3%. La stima preliminare era dell’1,4%. Secondo i dati definitivi, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e dell’1,3% su base annua (in crescita dal +1% registrato a maggio).

L’inflazione pesa comunque sulla spesa settimanale delle famiglie. I prezzi del cosiddetto carrello della spesa con i beni alimentari, per la cura della casa e della persona registrano un aumento del 2,2% su base annua (da +1,7% registrato a maggio), secondo i dati definitivi dell’Istat. Su base mensile c’è invece un calo dello 0,2%.

E sono le famiglie povere le più colpite L’Istat stima che per 20% delle famiglie con la spesa mensile più bassa, “generalmente le meno abbienti”, l’inflazione raggiunge l’1,1% nel secondo trimestre a fronte di una media dell’1%, misurata con l’indice Ipca. Al contrario, per le famiglie con la spesa mensile maggiore, il tasso si ferma allo 0,9%. Questa differenza è dovuta soprattutto agli andamenti dei prezzi di carburanti e prodotti alimentari freschi, che incidono maggiormente sulle spese delle famiglie meno abbienti, e viceversa ai prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che pesano di più sul bilancio di quelle più abbienti. L’inflazione, pur rimanendo più elevata per le prime, vede dimezzato il differenziale tra i due gruppi dalla fine dello scorso anno: da quattro decimi di punto del quarto trimestre 2017 a due decimi di punto nel primo e secondo trimestre 2018.