Sull’Ilva, esiste un piano B da mettere tempestivamente in atto qualora la valutazione dell’Avvocatura Generale dello Stato confermasse la presenza di “anomalie” sulla procedura di gara per l’impianto aggiudicata da ArcelorMittal? Alla domanda dei cronisti, a margine di una visita al presidio dei lavoratori Bekaert di Figline Valdarno (Firenze), il vicepremier Luigi Di Maio risponde cauto: “Lo Stato deve essere molto attento quando un privato subentra a un altro privato nella gestione di un’azienda. Se questi tavoli si gestiscono al Mise è perché lo Stato deve garantire che sia un soggetto credibile. aspettiamo il parere dell’avvocatura, qualsiasi piano è volto a tutelare la salute dei cittadini di Taranto e i livelli occupazionali – afferma aggiungendo – Io per l’Ilva sto accertando quello che non è stato accertato per la Bekaert di Figline Valdarno, ovvero sto accertando la serietà del soggetto che sta subentrando, la serietà della gara fatto dallo Stato, e la serietà del piano occupazionale e di quello ambientale”.

Ora, “sarà la legge a dirmi quello che devo fare. Non è che Di Maio decide, sarà l’Avvocatura a dirmi se ci sono i presupposti per revocare la gara oppure no. Poi si prendono le decisioni, e credo saranno interessati i giorni di Ferragosto”, affermava alcuni giorni fa a ‘L’Aria che tira estate’ su La7. A prendere le difese appoggiando l’iniziativa del Ministro di Sviluppo economico e lavoro anche il premier Giuseppe Conte che, rispondendo ai cronisti in conferenza stampa aveva commentato: “ha dovuto procedere in autotutela”, aggiungendo: “ma le pare che Di Maio sia così scriteriato da mandare a casa 14mila persone?”.

Nella lettera inviata dal Ministro di Sviluppo economico e lavoro si richiedeva all’Avvocatura di esprimersi sulla “effettiva sussistenza di ragioni di interesse pubblico tali da legittimare l’eventuale annullamento d’ufficio” degli atti.

Nelle primissime righe viene premesso che dopo la lettera ricevuta il 10 luglio dal presidente della Regione Puglia il ministro ha segnalato “talune possibili anomalie” all’Anac che nella sua risposta – scrive Di Maio all’Avvocatura – ha fatto “presente come siano emerse e siano effettivamente ravvisabili diverse criticità afferenti al processo decisionale”. In particolare la lettera del ministro segnala la decisione di non aver riaperto la procedura di gara “pur a fronte di un consistente ampliamento” dei tempi previsti per l’attuazione del piano ambientale e il “possibile mancato rispetto” da parte della cordata aggiudicataria di alcune scadenze delle “prescrizioni di carattere ambientale”. Inoltre c’è stata “la decisione di non dare luogo ad una o più fasi di rilancio delle offerte”.

La prima istruttoria del ministero si è quindi chiusa, indica nella lettera Di Maio, ritenendo “sussistenti i presupposti per promuovere un procedimento” per l’eventuale annullamento della gara in autotutela con l’obiettivo di verificare “la effettiva sussistenza” dei vizi di legittimità ipotizzati e di ragioni di interesse pubblico. Definito questo scenario la richiesta di parere all’Avvocatura si concentra su tre punti specifici: la legittimità delle norme che per un determinato periodo hanno escluso responsabilità penali o amministrative del commissario straordinario e dell’acquirente nell’attuazione dell’Aia e di altre norme a tutela dell’ambiente (ed un chiarimento sull’effettivo periodo di efficacia); eventuali ostacoli all’aggiudicazione di complessi industriali che comprendono impianti sotto sequestro; il possibile conflitto di interessi per “uno dei componenti del comitato di sorveglianza” dell’Ilva in amministrazione straordinaria.