“Il cambiamento è il processo col quale il futuro invade le nostre vite”, diceva Alvin Toffler. Stefano Versace (42 anni) ha saputo e voluto cambiare e il futuro lo sta costruendo all’insegna del successo. In Italia ci sono 39.000 gelaterie. Negli USA solo 900. Parliamo di vero gelato italiano, non di semplice ‘ice cream’ che è altro. Da qui l’idea vincente di un business oltreoceano per un mercato con un enorme potenziale. “Non limitare il tuo business al tuo campo” ci dice. La Stefano Versace Gelato ha oltre 30 gelaterie aperte dal 2013 ad oggi. “Non sono un mastro gelataio. Sono un investitore e imprenditore, più tecnicamente, un esperto di finanza applicata all’economia reale. Ho fatto i conti con la realtà, mi sono rimboccato le maniche e ho creduto in me stesso”.

Stefano Versace, come ha avviato il business negli Usa?

“Sono partito con l’idea di fare impresa con un visto B1 che ti permette di rimanere sei mesi. Non ho lavorato. Sono arrivato negli USA con 30mila euro. Ho aperto un conto e poi ho spostato i soldi dall’Italia. Ho aperto la gelateria con i soldi di un socio che ho trovato su www.cercosocio.it ma mi ha abbandonato prima che io aprissi. Il giorno che ho aperto la gelateria in banca avevo 133 dollari”.

Quanto del Suo carattere è stato determinante per questa impresa?

“Moltissimo, perché la determinazione e la testardaggine mi hanno portato a superare le difficoltà che a volte blocca chi non è spinto da sufficiente entusiasmo”.

Le va di raccontarci qualche segreto del Vostro business?

“Il fatto di avere affrontato questa avventura con al fianco una persona che mi ha sostenuto, che è stata di sostegno e che ha portato qualità  che io non avevo. Mia moglie Carolina. Quanti sogni non si realizzano perché il coniuge non è di auto nella realizzazione? Tanti dicono “vorrei andare”, ma il marito o la moglie non sono d’accordo. Mia moglie ha accettato subito”.

Aveva tentato la strada del franchising. Perché non ha funzionato?

“Perché quando dai il tuo sogno nelle mani di un altro che non ha i tuoi stessi valori, la tua stessa passione e obiettivi, inevitabilmente i risultati non sono gli stessi”.

È aperto alle joint venture?

“Sì, è una formula migliore. Con la joint venture l’investitore mette il capitale e il business lo gestisco io, mentre nel franchising tu compri il diritto di utilizzare il marchio e i prodotti e poi li gestisci tu”.

Quanto conta il talento nel business?

“Per il business serve un misto di talento, preparazione e passione. Ho visto persone con talento non arrivare da nessuna parte perché a volte mancano di preparazione e di passione. Io sono portato per la negoziazione, per gli affari. Sono estroverso. Poi ho dovuto affinare questo talento con la formazione”.

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“Il modo migliore per avere successo con qualcosa di nuovo è quellopuntare a risolvere i problemi degli altri e di circondarti di persone che ce l’abbiano già fatta. E poi viaggiare, perché solo conoscendo altre culture e altri modi di pensare si hanno visioni più complete. Per quelli già avviati, consiglio di non limitarsi solo al campo in cui hanno già dimostrato di essere bravi. Secondo, diversificare. I soldi vanno prodotti, moltiplicati e anche difesi. La diversificazione è un ottimo strumento. Terzo, non sentirsi mai arrivati. Quando ti dici che sei arrivato e nessuno sarà migliore di te, gli altri ti sorpassano. Non ho mai visto nessuno arrivare al successo accontentandosi”.

Si sente realizzato?

“Sono felicissimo, ma non sono arrivato. La mia migliore versione di me è quella che deve ancora arrivare”.

Quanto conta il denaro in questo?

“È uno strumento e come tale va utilizzato. È un amplificatore sociale. È importantissimo per accelerare certi processi. Avere una relazione serena con il denaro inevitabilmente aiuta a raggiungere risultati più facilmente”.

È vero che chi parte senza denaro non va da nessuna parte?

“Non è vero. Viviamo nel momento storico con la maggior quantità di denaro mai vista nella storia dell’umanità. Nascondersi dietro la scusa che non si hanno soldi vuol dire che non hai la capacità di realizzare  la tua idea. Bisogna far confluire il denaro sul progetto convincendo chi il denaro ce l’ha a investire. Non è detto che sia un prodotto innovativo. Il gelato non lo è! Le idee sono tutte vincenti. È l’applicazione dell’idea quella che conta. Ci vuole talento, passione, programmazione, collaboratori validi, determinazione, preparazione… Non basta venire in America! Io sono uno che delega tantissimo e si circonda di gente molto migliore di me”.

Quali sono i prossimi obiettivi?

“Sto preparando l’espansione nel Texas e nel Colorado. La pizzeria e la spa. Sto diversificando”.

Come si batte la concorrenza?

“Rimanendo al passo con i tempi. Evitando di sentirsi arrivati”.

Vuol dirci il fatturato del 2017?

“Nove milioni di dollari. Dovremmo arrivare sui quaranta nei prossimi tre anni. Siamo in sei nella nostra sede e abbiamo 150 collaboratori”.

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