Europa, “casa comune”, e un’economia forte. Con una politica che sia in grado di “cambiare senza distruggere”. Anche perché “non è affatto chiaro dove si recuperano le risorse per realizzare i tanti obiettivi e promesse elettorali”. Sono i paletti che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, tiene fermi nella sua relazione all’assemblea annuale di Viale dell’Astronomia, proprio quando le trattative per la formazione del nuovo governo M5S-Lega sono nella fase cruciale. Primo, il rispetto delle regole e della collocazione istituzionale dell’Italia. “L’Europa è imprescindibile”, è “la nostra casa comune”. Il nostro Paese “deve far sentire la sua voce a Bruxelles” e “difendere gli interessi” propri, ma per farlo “diciamo forte e chiaro che c’è un aspetto sul quale non arretriamo e rivendichiamo una posizione di parte: si tratta dell’Europa”. A evidenziare il peso di questa posizione, l’assemblea è iniziata all’insegna di una citazione di Gianni Agnelli. In un video trasmesso in sala, che si apre con la parola EUROPA in caratteri bianchi su sfondo nero, viene riproposta la frase che Agnelli pronunciò nel 1975: “Per essere italiani nel mondo dobbiamo essere europei in Italia”. Boccia usa la stessa fermezza quando parla di Euro. Dunque, l’Italia “deve sentirsi a pieno titolo parte del gruppo di testa di questa Europa, che va cambiata, sì, ma dal di dentro”.

Quando di cambiamento si parla per la politica economica, arriva una altro passaggio chiave. “Cambiare senza distruggere”, avverte il leader di Confindustria, chiedendo di puntare sulla questione industriale “vera questione nazionale”, lavoro, Europa, e di non fare passi indietro su riforme e infrastrutture. “Non ci può essere una politica forte senza economia forte” anzi “se la politica pensa di essere forte creando le condizioni per indebolire l’economia lavora contro se stessa”. Non può passare l’idea che “ad ogni cambio di maggioranza politica si torna indietro su scelte strategiche”.

Altro punto fermo sui conti pubblici. “Non è più tempo di inflazione e il nostro nemico rimane il debito pubblico” sottolinea Boccia: “2.300 miliardi di euro – dice – che ci costano oggi 63 miliardi all’anno per pagare gli interessi e che domani ci potrebbero costare di più, una volta che verranno meno le misure di sostegno della Bce”. Per questo, chiede Confindustria, “occorre una politica che rassicuri sulla graduale riduzione del debito pubblico, creando le condizioni per la crescita e la creazione di lavoro, vera missione Paese”.

Poi, serve un approccio capovolto per riportare in primo piano i giovani. “Meno enfasi sulle pensioni e più sul lavoro, che acquista una centralità assoluta”, spiega il numero uno degli industriali, sottolineando che “occorre ricucire lo strappo intergenerazionale, spostando l’attenzione oggi troppo rivolta alle pensioni”. Che, aggiunge, “sono importanti, un diritto acquisito e sacrosanto. Ma non possiamo scaricarne l’onere sui giovani, già gravati”. E poi, prosegue, “il lavoro abbassa il bisogno di garantire chi un reddito non riesce a procurarselo”.

Quindi i dossier specifici. Dall’Ilva alla Tav, su industria e infrastrutture “occorre superare il blocco ideologico”, scandisce, chiedendo di non fare passi indietro sulle infrastrutture “a partire dal terzo valico, dalla Tav e dal Tap”. Sulla Torino-Lione, “l’Italia si è battuta con vigore”. Si rischia “isolamento”, “una enorme perdita di credibilità”: sono infrastrutture che “portano lavoro, democrazia, commercio, crescita”. E sottolinea: in Cina, in Usa “si parla di produrre più acciaio mentre da noi si vuole chiudere l’Ilva”.