Chiusi in una stanza a trattare. Per  giorni, una mossa alla volta. Un pezzo di flat tax in cambio di una prova di reddito di cittadinanza. Alzando e abbassando le quotazioni, secondo come si distribuiscono le poltrone che contano. Sembra una compravendita privata ma, si dice, e’ normale dialettica che precede la formazione di un Governo.

Fuori da quella stanza c’è un Paese che aspetta. Ci sono le famiglie e ci sono le imprese. Avrebbero bisogno di un governo, sevirebbero strategia, decisioni, politica economica. Anche perché, intorno a quel Paese fermo, gli altri si muovono e vanno avanti.

Mentre dentro quella stanza si contratta al mercato, forti di un risultato elettorale ormai lontano, c’è un uomo, il Presidente della Repubblica, che ha il compito di far rispettare le regole. L’ha spiegato più volte, ma ogni giorno che passa allontana sempre di più quella stanza dalla realtà, la politica dal Paese e il Paese dal resto del mondo.

Per questo, oggi, un uomo come Mattarella si affida al ricordo di Einaudi per dire a tutti quello che in quella stanza hanno già sentito, ben scandito: il Capo dello Stato non fa il notaio. Soprattutto, non ratifica la compravendita che hanno trattato se il prezzo da pagare è fuori mercato. Perché a pagarlo sono le famiglie, le imprese e il Paese.