Gli italiani continuano a tentare la sorte al gioco. E lo fanno con sempre più convinzione. Tanto che la raccolta ha sfondato nel 2017 la soglia dei 100 mld. Complessivamente, stima l’Upb, le imprese coinvolte nel settore dei giochi sono circa 6.600 con ben oltre 100.000 occupati, il 20 per cento facenti capo alla filiera diretta e l’80 per cento a quella indiretta (punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole). In linea con l’ampliamento del mercato anche il giro d’affari dell’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall) è quasi raddoppiato dal 2006 al 2011, mentre Sisal e Lottomatica – principali player del settore – hanno effettuato investimenti per diversi miliardi in pubblicità. In definitiva, quella del gioco si è andata affermando come una delle prime industrie nazionali.

Tra il 2000 e il 2016, la raccolta complessiva da giochi, indice dell’ampiezza del mercato, è aumentata di cinque volte, passando in termini reali da 20 a circa 96 miliardi di euro (stime recenti quantificano in oltre 102 miliardi la raccolta nel 2017). Nel 2016, le vincite hanno superato i 77 miliardi e il payout, cioè la percentuale della raccolta che in media viene restituita ai giocatori sotto forma di vincita/premio, si è attestato a circa l’80 per cento. Il restante 20 per cento, pari a una spesa effettiva dei giocatori (differenza tra raccolta e vincite) di oltre 19 miliardi, si è ripartito tra le entrate erariali, circa 10 miliardi (10,5 per cento della raccolta) e il fatturato del settore, oltre 9 miliardi (8,5 per cento della raccolta).

Intanto, è il Cnr a contabilizzare il numero dei giocatori: sono stati 17 milioni nel 2017, contro i 10 milioni del 2014. La buona notizia è che l’azzardo, anche quello online, sembra invece piacere sempre meno ai giovani, tra i quali il numero di giocatori è calato da 1,4 mln nel 2014 all’attuale milione. Tra i giocatori-studenti nella fascia 15-19 anni, anche se diminuiti, aumentano al Sud quelli a rischio di gioco patologico, i cosiddetti ‘problematici’.