Gli autobus di Flixbus hanno appena festeggiato tre anni di successi in Italia. Dallo scorso marzo ad oggi il discount Aldi ha aperto 31 sedi italiane ed è pronto ad arrivare a quota 45 entro fine anno. E poi c’è McFit, la catena di palestre con già 30 centri fitness, altri 7 da aprire entro il 2019 e un ceo italiano ancora fresco di nomina. Cosa hanno in comune? Sono tutte società tedesche, arrivate con la loro filosofia low cost e tanta voglia di espandersi in Italia. Creano nuovi posti di lavoro, più servizi e qualche problemino ai loro concorrenti ‘tradizionali’, ma aprono anche il mercato interno a nuove esperienze di consumo. Non a caso, autorità di vigilanza e associazioni dei consumatori sono dalla loro parte e pian piano anche le imprese italiane stanno capendo che è meglio imitarle che far loro la guerra.

Ne è un esempio la grande lotta ingaggiata su diversi fronti dall’azienda di trasporti pugliese Marozzi contro la bavarese Flixbus, terminata con un insuccesso dal punto di vista legislativo (diversi erano stati i tentativi, tutti falliti, di inserire in alcune norme degli emendamenti ‘anti-Flixbus’ che ne bloccassero lo sviluppo in Italia) e con la società italiana che si avvicina sempre di più al modello della ‘nemica’ tedesca, diventando più snella dal punto di vista organizzativo, più propensa a offrire sconti ai propri clienti e più tecnologica.

A capire prima di tutti gli altri l’importanza di imitare un modello low cost di successo è stato Vito Scavo – nato a Bari 43 anni fa e cresciuto in Germania – che da un paio di mesi è il nuovo amministratore delegato di McFit, la prima catena di palestre a basso costo in Europa con 1,7 milioni di abbonati e oltre 270 centri fitness in cinque diverse nazioni. Nel 2011 Scavo fonda Happy Fit, aprendo in brevissimo tempo 16 centri fitness in Italia. Il tutto molto velocemente, con successo e senza grossi capitali alle spalle. Struttura le sue palestre, in tutto e per tutto, simili a quelli di McFit, anche nel design e negli arredi, così da poter essere re-brandizzate semplicemente cambiando l’insegna. L’idea non passa inosservata in Germania. Nel 2014, infatti, Scavo fa un’offerta al vecchio ceo e fondatore di McFit, Rainer Schaller, a cui vende tutte le filiali: “con una stretta di mano ho stabilito l’integrazione della catena di palestre Happy Fit nel McFit Global Group e il mio ingresso all’interno del gruppo come coo a livello europeo e ceo per l’azienda italiana”. A raccontare la sua storia a Fortune Italia è lo stesso Scavo, aggiungendo che paradossalmente il successo della società low cost tedesca deriva dal messaggio che diffonde: non serve spendere tanto per stare semplicemente in forma, basta essere motivati. “Offriamo strutture all’avanguardia con un design innovativo, attrezzature e spazi per l’allenamento di ultima generazione e pulizia impeccabile a prezzi competitivi. Il nostro obiettivo è rendere accessibile il fitness al maggior numero di persone possibile perché la pratica sportiva non deve essere un lusso riservato a pochi”, continua l’ad di Mc Fit.

Rispetto alla concorrenza che la compagnia tedesca ha portato sul mercato italiano, Scavo è convinto che questo modello non rappresenti una minaccia per gli altri imprenditori del fitness ma un’opportunità. “Il nostro pericolo a nostro avviso, sono le catene low cost che nascono non essendo adeguatamente strutturate e organizzate, che dichiarano di offrire un servizio completo, ma lo fanno con poca chiarezza, cercando di essere competitivi solo per il prezzo”, spiega l’ad, sottolineando che il vero pericolo per il mercato del fitness in Italia “sono i finti imprenditori che promuovono l’apertura di un centro e appena raggiungono un numero consistente di iscritti chiudono. Dopo aver incassato i soldi, ovviamente”.

Il segreto per diventare un manager di successo in questo tipo di società? Combattere, perseverare e cercare continuamente nuove soluzioni. “Tutto questo caratterizza da sempre la mia personalità. In questi 4 anni di McFit con molta umiltà ho continuato a mettermi in discussione acquisendo ogni giorno nuove competenze e ho dimostrato a Rainer Schaller che potevo gestire la sua azienda, 4.000 dipendenti e oltre 280 centri in 8 paesi, come se fosse totalmente di mia proprietà”, conclude Scavo.