In Italia la finanza è meno tossica rispetto a Paesi come Francia e Germania, dove derivati e asset illiquidi hanno un peso decisamente maggiore rispetto a quanto registrato negli istituti nostrani. Ma secondo il leader del sindacato bancari Lando Sileoni, i regolatori sembra preferiscano concentrarsi sugli npl invece di affrontare il rischio di mercato.

La Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi), citando i dati dall’Eba nel suo rapporto su npl e sofferenze, ricorda che in Italia i derivati e asset illiquidi sono il 9,7% sul totale attivo delle banche a fronte del 16,6% per le banche francesi, del 17,1% per le banche inglesi e del 16,2% per le banche tedesche. Anche il trading finanziario vale in Italia appena il 6,3% dell’attivo di bilancio contro il 23% delle banche inglesi, il 18,5% delle banche francesi e il 19% delle banche tedesche.

“I regolatori – afferma Sileoni – purtroppo, non sanno o non vogliono affrontare il rischio di mercato. Sembra che preferiscano concentrarsi sugli npl perché forse è più comodo, ma questo modo di agire è assai distorsivo e penalizzante per i sistemi bancari come quello italiano concentrati sul business tradizionale”.