Fusione nucleare, acqua, agricoltura ed ecosistema artico. Queste le quattro aree di interesse dell’accordo da 20 milioni di euro siglato oggi da Eni e Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), un Memorandum of Understanding (Mou) per lo sviluppo di ricerche congiunte di grande interesse scientifico e strategico, per una durata complessiva di 5 anni.

Le aree di interesse
L’accelerazione della transizione energetica verso scenari ‘below 2°C’ e l’accesso alle risorse per una popolazione mondiale in crescita sono le sfide epocali a cui Cnr ed Eni vogliono dare il loro contributo. La domanda crescente di accesso alle risorse vede in energia, acqua e cibo variabili correlate: se il 90% della produzione elettrica mondiale richiede forti consumi d’acqua questa, a sua volta, è fonte vitale per lo sviluppo agricolo (70% dei prelievi d’acqua a livello mondiale) e la sua disponibilità è sotto stress in diverse aree del mondo, anche a causa dei cambiamenti climatici.

“Il Consiglio nazionale delle ricerche si propone con Eni di accelerare lo sviluppo di nuove tecnologie che possano affrontare le sfide globali quali il nesso energia-acqua-cibo-ambiente con una soluzione sempre più efficiente, pulita e a basso water footprint”, ha commentato Massimo Inguscio, presidente del Cnr.

“L’accordo di collaborazione verte su quattro aree strategiche: acqua e agricoltura, per la purificazione e il riutilizzo della risorsa idrica e per la produzione sostenibile di cibo, soprattutto nelle aree del mondo a forte crescita di popolazione quale l’Africa; fusione nucleare, materiali superconduttori di ultima generazione e plasmi come tecnologie per la produzione di energia virtualmente illimitata e senza emissione di gas clima-alteranti; Artico, dove il Cnr ha una base di ricerca da vent’anni con tecnologie all’avanguardia a livello mondiale, per la sua sensibilità ambientale e per l’importanza che riveste nella generale problematica del riscaldamento globale”, ha proseguito Inguscio.

“Questo accordo rappresenta per Eni un notevole passo avanti verso lo sviluppo e la realizzazione di tecnologie sempre più efficienti e in grado di creare energia in modo sostenibile e accessibile a sempre più persone”, ha precisato l’Ad di Eni Claudio Descalzi. “Eni da tempo si sta impegnando a sostenere la ricerca scientifica per la realizzazione di soluzioni concrete e scientificamente solide, che ci consentano di diversificare il nostro mix energetico verso fonti sempre più sostenibili”, ha aggiunto.

Il Mou
Le quattro sedi dei centri di ricerca saranno tutte localizzate nel sud Italia, dove si trovano centri operativi o di ricerca già esistenti.
Nel dettaglio: Gela, in Sicilia, per la fusione nucleare, soprattutto dal punto della tecnologia che può essere impiegata nella produzione di energia pulita potenzialmente illimitata. Lecce, in Puglia, per le ricerche sull’Artico e sul ruolo laboratorio a cielo aperto da questo rivestito nella problematica dell’innalzamento termico globale. Metaponto, in Basilicata, per il tema dell’acqua intesa sia come risorsa vitale, che come elemento imprescindibile per un ecosistema in equilibrio. Pozzuoli, in Campania, per l’agricoltura come attività e settore economico base per lo sviluppo di ogni contesto economico e sociale. Il Mou prevede dunque la costituzione di un gruppo di lavoro misto che dovrà definire le modalità operative dei centri, i temi e i progetti da avviare nel quinquennio, la ripartizione delle risorse e la preparazione di un Accordo di Cooperazione per la gestione congiunta dei centri.