Gli impegni presentati da ArcelorMIttal su Ilva sono stati definiti dal ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ancora “non soddisfacenti”. E’ quanto emerge dal tavolo che si è tenuto al Mise su Ilva, in occasione del quale il vicepremier pentastellato risponde alle critiche sottolineando che non è disposto a “regalare (Ilva) al primo che passa, non aderisco a quell’idea politica”. Quel tipo di fretta, infatti, “non risiede in questo governo”.

Sull’Ilva “si passa da un metodo in cui il mio predecessore firmava con ArcelorMittal senza dirlo neanche ai sindacati al momento in cui tutti si possono confrontare direttamente – afferma – Io voglio vederci chiaro fino alla fine. Mi sono letto 23 mila pagine e avevo ragione perché ho trovato delle criticità”, ha detto Di Maio. “Se il governo precedente ha sbagliato la gara, si prende una responsabilità che è senza precedenti. Non me la prendo io, io mi prendo la responsabilità della gestione di quello che viene dopo. Mi auguro che tutto sia in regola, me lo auguro per il bene dello Stato. Se non dovesse essere così, porto tutte le carte in procura perché se ci sono rilievi ci sono dei reati commessi. Faremo subito, penso questa settimana, richiesta all’Avvocatura dello Stato che ci deve dire cosa si può fare e cosa no”.

Parlando del tavolo e della scelta di invitare numerose sigle, Di Maio ha detto che “è un cambio di passo nel metodo e non capisco come si possa polemizzare su una cosa del genere”, mentre durante la riunione, secondo fonti presenti all’incontro, aveva detto che “questa procedura può sembrare inusuale, ma ci tenevo a far vedere a tutti i soggetti interessati l’evoluzione del piano da parte di Mittal perché una cosa è leggerlo e un’altra parlarne dal vivo”.

“Adesso”, ha aggiunto dopo la riunione del Mise, “procederemo alla disclosure pubblica del documento che ci ha presentato ArcelorMittal, nel quale ci sono le proposte che hanno fatto sul piano occupazionale e ambientale, così che tutto il mondo scientifico italiano possa analizzarle”. Gli impegni presentati da Mittal su Ilva, “non soddisfacenti” per Di Maio, consistono nella fine dei lavori di copertura parchi entro giugno 2020, per il carbone, e gennaio 2020, per il minerale ferroso. Inoltre ArcelorMittal si impegna a raggiungere, entro il 2023, “una riduzione delle emissioni di CO2 per tonnellata di acciaio liquido pari al 15% rispetto ai dati del 2017”. Il piano prevede poi l’impegno, anche per il periodo successivo alla durata del Piano industriale, a mantenere la produzione dell’acciaieria a ciclo integrato ad un livello non eccedente gli 8 milioni di tonnellate di acciaio liquido annue.

Per ArcelorMIttal erano presenti al tavolo del Mise Mise Geert van Poelvoorde, Ceo per l’Europa, Cristina Moro, manager Environmental regulations & technology e Samuele Pasi, chief financial office. Il piano dell’azienda per l’Italia prevede anche la possibilità di incrementare ulteriormente il livello produttivo mediante l’impiego, per la realizzazione dei volumi produttivi addizionali, di processi di produzione a basso utilizzo di carbone (quali processi di produzione a base di gas naturale), una volta verificate le relative condizioni di sostenibilità tecnica ed economica. Nel piano anche l’obbligo ad elaborare e trasmettere alle concedenti, ogni due anni, uno studio di fattibilità in merito all’implementazione presso lo stabilimento di Taranto di processi di produzione alimentati a gas naturale – nonché di processi alternativi di produzione a basso utilizzo di carbone – basato sui criteri del contratto e recante puntuale indicazione del prezzo del gas naturale o delle altre risorse alternative impiegate che renderebbero sostenibile l’implementazione delle tecnologie considerate. ArcelorMittal infine “si impegna ad adottare strategie e politiche di economia circolare nei propri processi produttivi, anche massimizzando l’utilizzo di fonti secondarie recuperate sotto forma di gas di processo, rottami di metalli e scorie”.

Insoddisfatto dalle proposte Mittal su Ilva anche il Governatore della Puglia Michele Emiliano: “Le proposte di ArcelorMittal sono un piccolo passo avanti assolutamente insufficiente a garantire la salute dei miei concittadini. Attendiamo una nuova reale proposta o altrimenti non daremo il nostro assenso al piano ambientale”. Una presenza, quella di Arcelor Mittal, sottolineata positivamente da Emiliano prima dell’inizio dei lavori: “Ci avevano detto che il piano ambientale e il piano occupazionale non si potevano cambiare, che Mittal sarebbe scappato via, che stavamo rischiando di far scappare l’acquirente chiedendo di più dal punto di vista ambientale e occupazionale. Non è vero, non è scappato, è ancora qua, la fabbrica gli interessa lo stesso e questo è molto importante”.  Il governatore si era anche detto soddisfatto della presenza delle sigle: “È chiaro che oggi sono assolutamente felice che tutte le organizzazioni siano qui, questa non è una decisione tecnica ma c’è da rendere trasparenti i dati sui quali verrà presa la decisione dal ministro, io non mi sento minimamente diminuito nel mio ruolo di Presidente dal fatto che ci siano tutte le associazioni anzi mi sento vicino alla comunità”. Interpellato sull’assenza del sindaco di Taranto ha detto: “Lo sostituiremo in qualche maniera perché la comunità tarantina è presente con i cittadini, il sindaco viene sostituito dai cittadini, è semplicissimo. Quando uno non va ad una riunione il vuoto viene riempito dal pieno”

Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha infatti disertato il tavolo e partecipato ad una conferenza stampa con i sindaci dell’area di crisi di Taranto, il presidente della Provincia, Martino Tamburrano, e il presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo. “Spero che si faccia in fretta e spero che ci sia una prova di chiarezza oggi dal tavolo di Roma. Perché, diversamente, saremo in trincea per tutelare gli interessi della nostra comunità”, ha detto il sindaco, precisando che “noi siamo ancora qui a disposizione dell’azienda, dei commissari, del governo. Abbiamo dato, anche nell’ultimo mese molta collaborazione, consapevoli delle difficoltà del dossier e dell’assetto di governo, ma non abbiamo avuto mai risposte”.

“Noi – ha sottolineato Melucci – non abbiamo mai cambiato direzione. C’è stato un percorso complicato anche col ministro Calenda, però abbiamo lavorato a una piattaforma per una serie di miglioramenti su lato ambiente, lato sociale e lato economico relativi all’applicazione del Dpcm dello scorso settembre”. Ma, ha precisato, “se la risposta doveva darci chiarezza, inclusione e modo di perfezionare quella piattaforma, anche col contributo dei cittadini, quella chiarezza non c’è stata. L’intenzione dei sindaci non è quella di fare vetrina o di fare campagna elettorale su questa vicenda, ma è quella di affrontare seriamente il problema”.

Una presa di posizione che non ha trovato d’accordo il sindaco di Massafra Fabrizio Quarto, che ha partecipato al tavolo: “Non mi sembra corretto disertare questo incontro. Gli enti locali hanno il dovere di essere presenti. Non si può dire che sia una passerella. La presenza di tantissime associazioni rende difficile il confronto ma su una tematica così importante è un’occasione utile”, ha aggiunto.