di Barbara Marchegiani – Un tavolo tra i rappresentanti dei rider, i fattorini che in bici fanno le consegne a domicilio, e delle aziende digitali con l’obiettivo di arrivare al “primo contratto nazionale della gig economy”. Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, apre la strada del confronto per garantire tutele e diritti a questi nuovi lavoratori ma anche per non fermare lo sviluppo di queste realtà. Se il tavolo darà “segnali positivi” e “con una certa velocità”, si procederà in questo senso, altrimenti “interverremo con le norme” progettate come parte del ‘decreto dignità’ previsto entro fine giugno. E’ un pezzo di strada, insiste Di Maio, nella “guerra seria” del governo al precariato, attraverso la revisione del Jobs act, che punta ad una stretta sul numero dei rinnovi dei contratti a termine (oggi il tetto è di 5 rinnovi in 36 mesi) valutando la reintroduzione delle causali, ossia la motivazione per cui una persona viene assunta a tempo determinato (abolite dal decreto Poletti nel 2014). Ma anche, dice ancora, “limitando i licenziamenti selvaggi” non ora ma in un eventuale prossimo intervento.

Di Maio fa la proposta sul tavolo di contrattazione durante l’incontro con i rappresentanti delle aziende di food delivery: Deliveroo, JustEat, Foodora, Domino’s pizza, Glovo e Moovenda al ministero del Lavoro. Proposta che viene accolta positivamente con “la disponibilità” espressa dalle aziende. E che mette un freno, al momento, all’altra strada possibile, ossia quella che “il governo fa la norma”. L’intervento ipotizzato, come emerso da una prima bozza, mira a riconoscere ai ciclo-fattorini, oltre a salario minimo ed assicurazioni, il lavoro “subordinato”. Un’idea di fronte alla quale Foodora si era subito detta pronta a lasciare l’Italia. Ora, invece, apprezza la nuova via:

Siamo partiti con il piede giusto“, commenta il ceo di Foodora Italia, Gianluca Cocco. Così si apre la strada del confronto tenendo presenti sei punti “fermi”, come sottolinea lo steso ministro, che partono da obblighi e responsabilità e certezza del diritto e indicano la previsione, appunto, di un compenso minimo “inderogabile”, un rimborso spese forfettario per la manutenzione del “supporto tecnologico e meccanico” (ad esempio 50 euro al mese), l’iscrizione obbligatoria Inps e Inail a carico del datore di lavoro, insieme a ferie, riposo e diritto alla disconnessione. Tra le aziende anche il ceo di Domino’s Pizza Italia, Alessandro Lazzaroni, parla di confronto “proficuo” che andrà avanti per una soluzione “giusta”, pur ricordando che l’azienda applica il contratto nazionale Turismo-Pubblici esercizi. Serve una soluzione “equa per i lavoratori ma non penalizzante per le imprese”, sottolinea il ceo di Moovenda, Simone Ridolfi. “C’è spirito di collaborazione”, commenta il country manager Italia di JustEat, Daniele Contini.

I sindacati dei trasporti, Fit-Cisl e Filt-Cgil, mettono l’accento sul fatto che nell’ultimo rinnovo del contratto nazionale della logistica, di dicembre scorso, hanno già previsto la figura del rider e, quindi, chiedono di ripartire da lì. Comunque Cgil, Cisl e Uil chiedono l’apertura del confronto anche con i sindacati. Di Maio assicura che li “inviterà”.