“Savona vuole incontrare Draghi? Se non ci va lui chi ci deve andare”. Così il vicepremier Luigi Di Maio – ieri durante la trasmissione Omnibus su La7 – si è detto pienamente d’accordo sull’incontro che il ministro degli affari europei Paolo Savona vorrebbe organizzare con il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. Savona, lo si ricorda, ieri rimarcava la necessità di affrontare il nodo dei poteri e dello “statuto” della Banca centrale europea: “Se alla Bce non vengono affidati compiti pieni sul cambio, ogni azione esterna all’eurozona si riflette sull’euro senza che l’Unione europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto”, sottolinea il ministro. Le conseguenze sono tanto pericolose quanto evidenti: “L’assenza di pieni poteri della Bce sul cambio causa una situazione in cui la crescita dell’economia dell’eurozona risulta influenzata, se non determinata, da scelte o vicende che accadono fuori dall’Europa”. L’autonomia e la capacità di azione della Bce devono passare per una modifica dello statuto, ribadisce, che deve essere “simile a quello delle principali banche centrali del mondo, dove gli obiettivi di stabilità e di crescita si integrano”. E nel merito di come la Bce dovrebbe agire per rafforzare la posizione dell’Eurozona entra anche Di Maio: “Se siamo nell’Unione Monetaria la Bce deve fare realmente come una banca europea, cambiando lo statuto in modo da atteggiarsi veramente da banca centrale”.

Riassumendo, Savona, vorrebbe andare da Draghi a ragguagliarlo su come agire per favorire una crescita dell’economia nell’Eurozona. Di Maio, senza colpo ferire, si sente confident nell’assegnare questo compito al ministro sottolineando che “abbiamo individuato un ministro degli affari europei che ha pieni poteri di dialogo in Europa. Gli abbiamo detto più volte che siamo totalmente d’accordo per contrattare alcune condizioni europee e anche detto di fare il prima possibile: il primo obiettivo è quello di migliorare la qualità della vita degli italiani. E questo passa anche nel ricontrattare con l’Ue e, a livello di politica monetaria, con la Bce”, senza dimenticare che, sicuramente, “spetta anche al ministro dell’Economia”, avere voce in capitolo. 

Sull’eventuale uscita dell’Italia dall’Euro – rischio il cui spettro è stato evocato dallo stesso Paolo Savona proprio in occasione della sua prima uscita parlamentare – sottolineando che bisogna “essere pronti a ogni evenienza”, Di Maio mette dei chiari paletti rimarcando che il governo non sta progettando alcun Piano B che contempli l’uscita dall’Euro. “Oggi lo posso dire – afferma il vicepremier pentastellato sempre su La7 – che non ci sto pensando e il governo non sta lavorando a questo. Non possiamo immaginarlo nemmeno per un attimo. Il governo – aggiunge – non vuole uscire dall’euro. Se poi gli altri cercheranno di cacciarci non lo so, ma questo non è nostra volontà, né metteremo gli altri nelle condizioni di farlo”.