Non ha neanche fatto in tempo ad arrivare al vaglio del Consiglio dei Ministri che è già uno dei decreti più criticati della storia: è pronta la bozza del DI Dignità. A breve le proposte verranno visionate e discusse dal Governo, ma nel frattempo Di Maio è già stato accusato – con il suo DI – di stare arreccando “un grosso danno alle imprese”, di generare “confusione” e di dare prova della sua “incompetenza”, provocando grandi preoccupazioni tra le Associazioni di categoria.

In una giornata in cui i dati Istat hanno mostrato un aumento dell’occupazione tanto da arrivare ai livelli pre-crisi, e un crollo della disoccupazione con stime paragonabile a quelle del 2012, non è facile il compito che il vicepremier deve assolvere. Con il DI il Governo punta, in primis, a superare il Jobs Act attraverso ‘una guerra’ ai contratti precari; si vogliono, inoltre, tutelare i lavoratori con ‘importanti’ disincentivi ai licenziamenti ingiusti con l’aumento del 50% dell’indennizzo che può arrivare anche a36 (36, rpt) mensilità. Si aspettano i dovuti chiarimenti in merito ai criteri con i quali è possibile classificare come ‘giusto’ o ‘ingiusto’ un licenziamento. 

E se da una parte il vicepremier Matteo Salvini si è detto impaziente di vedere il decreto al varo del Consiglio: “Spero che il decreto dignità arrivi in Consiglio dei ministri il prima possibile – ha commentato – Ci stiamo lavorando anche con i nostri sottosegretari”. Dall’altra gli altri partiti si sono detti preoccupati su più fronti: “Scoraggiare i contratti di lavoro a tempo determinato è giusto e necessario ma l’obiettivo deve essere perseguito consentendo alle imprese di investire – magari attraverso il contributo dello Stato e delle Regioni – nella formazione del lavoratore e non rendendone di fatto impossibile l’utilizzo”, afferma in una nota Renata Polverini, deputata di Forza Italia e responsabile del Dipartimento lavoro del partito. Sul fronte FI non si risparmia neanche il capogruppo del partito alla Camera Mariastella Gelmini che, su Twitter, scrive: “Se confermate le bozze in circolazione siamo davanti a un colpo mortale per le imprese italiane”. Ma secondo la senatrice del Pd Annamaria Parente, vicepresidente della commissione Lavoro, Di Maio starebbe solo creando “confusione”: “Non si combatte il precariato agendo su istituti contrattuali, ma continuando ad andare nella direzione di stabilire un confine netto tra lavoro stabile e finto lavoro flessibile, come il contrasto alle false partite Iva. E non compiendo confusioni come quelle che si sentono tra lavoro a termine e lavoro in somministrazione che è tutt’altra cosa. Le politiche attive – prosegue – sono poi il cuore del lavoro oggi. Il nuovo governo ricominci da questo, senza fare facili propagande”.

Tra i provvedimenti che “penalizzerebbero” le imprese arriva anche la revoca, parziale o totale, degli aiuti di Stato per le aziende che tagliano posti di lavoro nei “cinque anni successivi alla data di conclusione dell’iniziativa” e non più nei successivi 10. Confermato anche il meccanismo di ‘recapture’ dell’iperammortamento quando i beni agevolati siano ceduti a titolo oneroso o delocalizzati. La misura si applica infatti a quegli aiuti che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale ai fini dell’attribuzione dei benefici e viene estesa anche a quelle misure che, pur non prevedendo la precitata valutazione di impatto occupazionale, richiedono una valutazione delle ricadute economiche e industriali dei progetti agevolati, qualora venga pregiudicato il raggiungimento degli obiettivi connessi a dette ricadute. 

“Contrariamente a quanto annunciato dal ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro nei giorni scorsi, da indiscrezioni si apprende che il testo del cosiddetto decreto Dignità conterrebbe interventi sulla somministrazione di lavoro tali da suscitare profonde preoccupazioni per il futuro di un istituto che garantisce la giusta retribuzione, quella prevista dai contratti nazionali, e tutte le tutele del lavoro dipendente, scrive in una nota Assolavoro, l’Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro. “Se le indiscrezioni fossero confermate si determinerebbe – spiega – una forte riduzione occupazionale per i lavoratori in somministrazione unitamente a una riduzione della durata dei rapporti di lavoro, visto il nuovo regime delle proroghe che si ipotizza”. Ecco che, Assolavoro ribadisce “con forza l’urgenza di un confronto così da evitare interventi disastrosi“.