(di Nicola Sellitti) – Cristiano Ronaldo a Torino. Magari a bordo di una Jeep, o di una Ferrari, per restare nell’ambito delle aziende di famiglia Agnelli. Un affare che ha fatto il giro del mondo con la settima marcia ingranata. E i due marchi non sono citati a caso riguardo l’asso del Real Madrid, che sta per indossare la maglia juventina, il trasferimento più significativo – in campo e fuori – per il calcio italiano dai tempi di Ronaldo, il Fenomeno all’Inter, oltre 20 anni fa, messia del pallone, sulla Baia di Rio de Janeiro associato a un famoso slogan griffato Pirelli. Del portoghese nelle ultime ore è stato analizzato tutto, forse manca solo l’aggiornamento quotidiano sul suo conto corrente. Dal suo patrimonio finanziario, al peso mediatico, social, contatti su Facebook, Twitter, Instagram, la capacità di moltiplicare i contatti dei prodotti dei suoi sponsor come nessuno tra i campioni dello sport, neppure leggende come Roger Federer o Lebron James. Tra i dati invece che sono saltati meno all’occhio c’è il valore dell’amichevole giocata tra Barcellona e Real Madrid lo scorso anno in pre campionato, fine luglio all’Hard Rock Stadium di Miami, città in cui lo spagnolo è lingua madre ma c’è più passione per football e basket, per una versione accaldata del Clasico: 50 milioni di euro, tra sponsor, merchandising, incasso dai 65 mila spettatori in Florida. Certo, pesa il marchio di Barça e dei blancos, ma erano tutti lì per lui e per Leo Messi. E anche, se non soprattutto, per questo motivo che la Juventus ha messo il gettone per Ronaldo, con Adidas che avrebbe già fatto stampare il numero sette sulle spalle della casacca bianconera.

Ci sono mercati da battere, conquistare per Fca, dall’Asia alla Cina. E dalla Grande Muraglia circa due anni fa, prima che il governo imponesse un ridimensionamento nelle spese per gli stranieri, al portoghese era arrivata un’offerta – il club resta sconosciuto – da 100 milioni di euro annui. Il pallone, il titolo di capocannoniere in Champions League (cinque volte in fila, sempre oltre i 10 gol) conta per i bianconeri, così come la tendenza a salire di giri quando si assegna l’argenteria, le Coppa (manca a Torino dal 1996), i campionati. Ma la scelta della Juventus di puntare su un asso di 33 anni appare soprattutto di natura commerciale. Con dividendi pronti a essere incassati. Cristiano è l’evoluzione dell’atleta logo, del fuoriclasse che porta in paradiso un marchio, un brand.

Michael Jordan ha aperto le danze 34 anni fa con Nike (le Air Jordan), la lingua penzoloni e lo stacco verso il canestro. E Ronaldo ne rappresenta l’evoluzione 2.0 addirittura più di Lebron James, l’erede naturale del fenomeno dei Chicago Bulls, è atleta logo per ogni multinazionale. Può pubblicizzare abiti, profumi, carte di credito, cibo, gel per capelli. E quindi può accomodarsi con agio e scioltezza anche su una fuoriserie, su una vettura da svariate migliaia di euro (in garage a Madrid ne ha 22 dal valore milionario). Nel suo portfolio ci sono catene di hotel, linee di abbigliamento, anche di intimo, palestre low cost in apertura a Madrid, applicazioni per selfie, produzioni televisive – è in corso una trattativa con Facebook per il Cristiano Ronaldo Reality Show da dieci milioni di dollari, per 13 puntate), senza dimenticare il museo a lui dedicato a Madeira, casa sua, in Algarve. E il business è un affare di famiglia, la sorella da poco ha investito in una catena di ristoranti in Brasile, mentre mamma Dolores, la benzina del motore di CR7, si è data al doppiaggio, con una visione accorta sugli investimenti di famiglia. E un vettore di denaro di questa portata consentirà alla Juventus di moltiplicare il giro d’affari su vendita di magliette, assegni in cassa per amichevoli precampionato, revisione di accordi con sponsor tecnici. Un pacchetto che va ben oltre il potenziale ingaggio da 30 milioni di euro annui per Ronaldo, con 100 milioni al Real, che ha già sfruttato per bene il marchio di Cristiano. Si tratta di benefici a medio-lungo termine, con possibili risvolti positivi anche per il calcio italiano. Anche se lo scudetto per le avversarie forse è più lontano. Ma i soldi, tanti soldi in più, sono vicini.