“L’incertezza sulle politiche è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e intaccare il sentimento economico e i premi di rischio”. Lo scrive la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera nel capitolo dedicato all’Italia, dove sottolinea che per il Paese “i rischi per le prospettive di crescita sono diventati più inclinati verso il basso”.

Dopo “l’accelerazione” della crescita nel 2017, l’economia italiana “continuerà a crescere allo stesso passo dell’1,5% quest’anno, sostenuta largamente dalla domanda interna”. Ma con i “venti di coda in calo e l’output gap che si chiude, la crescita del pil verrà moderata a 1,2% nel 2019”, prosegue la Ue. Un dato che balza agli occhi è che’Italia resta fanalino di coda d’Europa per la crescita, la più bassa dei 28 Paesi, assieme a quella del Regno Unito.

Per quanto riguarda l’annosa questione del debito pubblico, Bruxelles annota che “Il rapporto debito/pil ha raggiunto il suo picco nel 2017, a 131,8%, anche a causa del sostegno alle banche, e progressivamente scenderà a 130,7% nel 2018 e 129,7% nel 2019, principalmente come risultato di una crescita più forte del pil nominale”.

Sul deficit, invece, afferma la commissione europea, presupponendo che non ci saranno ulteriori cambiamenti di politiche, il deficit italiano scenderà a 1,7%, sostenuto dalla crescita economica e da alcune misure contenute nel bilancio 2018″. E resterà a 1,7% anche nel 2019, sempre se non ci saranno cambiamenti di policy ed escludendo le clausole sull’aumento dell’Iva. La Ue segnala però un peggioramento del saldo strutturale: da -1,7% del 2018 a -2% del 2019. Il deficit strutturale rimarrebbe quindi invariato tra 2017 e 2018, secondo le stime della Commissione, mentre il Governo italiano ha stimato una riduzione di un decimo di punto percentuale nel 2018, a partire da un saldo 2017 migliore delle stime precedenti. “È opinione del Ministero dell’Economia e delle Finanze che la contabilità definitiva del 2018, che potrà essere apprezzata soltanto nella primavera 2019, mostrerà un andamento in linea con le regole europee”, evidenzia il Tesoro.

L’ultima annotazione della Commissione Ue riguarda il lavoro. “I trend positivi del mercato del lavoro, iniziati nel 2015 – sottolinea Bruxelles – continueranno”, con l’occupazione che crescerà “in linea con l’attività economica ma anche beneficiando degli sgravi di tre anni per l’assunzione dei lavoratori giovani”. “Grazie all’aumento della partecipazione, la disoccupazione scende” a 10,8% nel 2018 e 10,6% nel 2019.

In un quadro di riferimento che guarda all’Europa nel suo complesso, il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, individua nei dazi commerciali la spina nel fianco più pericolosa. “Il protezionismo non deve diventare la norma”. Così il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. “Un’escalation del protezionismo commerciale presenta senza ambiguità rischi negativi per le previsioni economiche globali” e “per la sua apertura, l’eurozona sarebbe particolarmente vulnerabile”, avvertono le nuove previsioni economiche Ue, secondo cui rischi arrivano dagli Usa anche su stimolo e aumento dei tassi.

Quindi un ammonimento chiaro al nostro Paese. Gli sforzi strutturali fatti dall’Italia per il 2018 “sono pari a zero, questi sono fatti che emergono dalle nostre previsioni e possiamo anche trarne delle conclusioni in termini di sorveglianza dei conti ma non è una lezione da trarre oggi, ne parleremo nel pacchetto di primavera” del 23 maggio: lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici rispondendo a chi gli chiedeva se l’Italia avesse fatto lo sforzo di 0,3% che la Ue aveva chiesto al Governo.