L’alta volatilità (emotiva) della doppia sfida di Champions League tra Italia e Spagna ha generato per Juventus e Roma effetti opposti, sia sportivi che sui mercati. Ai bianconeri per un soffio non è riuscita la rimonta epica centrata dalla squadra della Capitale; ma se Massimiliano Allegri dovrà rinunciare al sogno di una terza finale di Champions in quattro anni, l’intera società dovrà presto fare i conti con deprezzamento del titolo a Piazza Affari e qualche milione in meno di ricavi rispetto alla scorsa stagione.

A poche ore dalla sfida d’andata contro il Real Madrid la Juventus veniva scambiata in Borsa a 0,662 euro ad azione, per una capitalizzazione dell’intera società superiore ai 667 milioni di euro. Una settimana dopo, i bianconeri si ritrovano fuori dalla prestigiosa coppa europea e con una società che vale il 7,5% in meno rispetto a pochissimi giorni prima. In termini assoluti, con le azioni scambiate a 0,612 euro, significa che la società della famiglia Agnelli-Elkann ha un valore complessivo di 616 milioni: 50 milioni di euro bruciati sotto le cannonate di Cristiano Ronaldo.

Come se non bastasse l’andamento del titolo, con l’eliminazione i bianconeri dovranno rinunciare a una porzione di ricavi. Tra premi mancati e minore quota del market pool, si allargherà inevitabilmente il monte ricavi Uefa rispetto alla scorsa stagione: dopo aver raggiunto al finale a Cardiff del 3 giugno 2017, la Juventus ha incassato 110 milioni di euro dalla Uefa e quest’anno dovrà accontentarsi di una trentina di milioni di ricavi in meno.

Vediamo perché. Nella prima fase della Champions League in corso, emerge dalla semestrale del club, la Juve ha incassato dall’organizzatrice del torneo 49,1 milioni di euro, tra la quota semestrale di market pool e il performance bonus. Nei primi mesi del 2018 Allegri ha giocato gli ottavi contro il Tottenham e i quarti contro il Real Madrid, portando a casa 12,5 milioni di performance bonus. A questa somma va aggiunta la seconda tranche di market pool, la percentuale di diritti televisivi che viene divisa in base alle partite giocate in UCL dai club di ciascuna nazione e non contabilizzata dalla società nel primo semestre. La qualificazione della Roma alla semifinale riduce l’incasso della Juve che alla fine riuscirà a portare a casa in totale meno di 20 milioni, in virtù delle sue 10 partite giocate contro le 12 (o più) della Roma.

Ed è per questo che dall’altra parte si sorride, ampiamente. La squadra di James Pallotta ha chiuso una semestrale choc con un rosso da 40,3 milioni di euro, ma grazie alle reti di Dzeko-De Rossi-Manolas il futuro è meno tetro. Nella prima parte di stagione i giallorossi hanno incassato 43,1 milioni di euro dalla Uefa, grazie alla partecipazione alla Champions League e alla prima quota di market pool. Con l’approdo in semifinale si potrà quasi raddoppiare la cifra: altri venti milioni saranno incassati solo grazie ai risultati ottenuti sul campo e un’altra parte consistente sarà rappresentata dalla seconda tranche di market pool. Con la dozzina di match giocati e trasmessi in tv, la Roma si è garantita in totale poco meno di 24 milioni di gettito.

Ma proprio come la Juventus, anche la Roma è quotata in Borsa a Milano. A differenza dei bianconeri, però, la doppia sfida con la Spagna non è stato un bagno di sangue per i soci di Pallotta. Anzi, gli azionisti hanno avuto la possibilità di veder valorizzare le rispettive quote: tra la chiusura pre-andata e quella post-ritorno, il titolo ASR ha guadagnato il 20,24% in una sola settimana, portandosi a 0,6 euro ad azione per una capitalizzazione complessiva che ha sfiorato i 240 milioni. E anche il rimbalzo del day-after – con la Roma che il 12 aprile chiude in calo del 4,5% – non intacca una settimana da incorniciare, sotto il profilo sportivo e finanziario. L’assemblea dei soci che lunedì 16 aprile affronterà la situazione patrimoniale del club si terrà in un clima sicuramente più disteso.

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