Arriverà lunedì la lista del Mef per il rinnovo del cda di Cdp. E il nome scelto per la poltrona dell’amministratore delegato, salvo sorprese dell’ultim’ora, dovrebbe essere quello di Marcello Sala. Il manager che andrebbe ad affiancare il presidente Massimo Tononi, indicato dalle Fondazioni, sembra avere il profilo più adatto a guidare il nuovo corso in via Goito. Insieme al curriculum da banchiere, è ex vicepresidente di Intesa Sanpaolo, e all’esperienza accumulata nel settore finanziario, con incarichi di rilievo anche sul piano internazionale, ha anche una affinità consolidata con la Lega, e in particolare con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. Non ha mai ricoperto incarichi politici ma è un uomo considerato di assoluta garanzia per il Carroccio. Non a caso, è lui che ha gestito, come curatore fallimentare nel 2009, la liquidazione di Euronord Holding, la società nata dalle ceneri della banca della Lega Credieuronord, fallita per troppe perdite e poi ceduta alla Popolare Lodi (diventata in seguito Banco Popolare).

E se il profilo di Sala dovesse effettivamente prevalere sugli altri candidati in corsa, a partire dal vicepresidente della Bei Dario Scannapieco, sarebbe forte anche il segnale nei rapporti di forza tra Leghisti e Cinquestelle nella gestione di uno dei dossier economici più rilevanti, quello delle nomine. La poltrona di Ad della Cassa depositi e prestiti, in questa fase, rappresenta uno snodo cruciale nella geografia del potere che si sta ridisegnando intorno all’asse giallo-verde.

In campagna elettorale, il leader del M5S Luigi Di Maio ha più volte sbandierato l’intenzione di fare della Cassa lo strumento principale per l’attuazione del programma di Governo. Una serie di dichiarazioni pubbliche avevano anche suggerito l’ipotesi di una conferma di Claudio Costamagna, ex presidente indicato dalle Fondazioni e considerato l’uomo forte della Cassa, proprio come garante di un cambio di passo di Cdp. Poi, è arrivata l’indisponibilità del banchiere a un nuovo mandato. Insieme a un irrigidimento, anche questo pubblico, del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti: il numero uno delle fondazioni ha tra l’altro diffidato i nuovi vertici dal progettare investimenti non in linea con i requisiti indicati dallo Statuto, ovvero investimenti in aziende sane e non in crisi, come ad esempio Alitalia.

Oggi, ci sono due elementi che lasciano pensare a una mediazione più spostata sull’asse Lega-Fondazioni. Le parole dello stesso Di Maio che assicura: la “vocazione della Cassa resterà quella classica” senza “entrare nel perimetro dell’attività bancaria” ma dovrà svolgere il ruolo di “banca degli investimenti per aiutare le imprese e gli enti locali”. E, soprattutto, l’indicazione di un amministratore delegato con il profilo di Sala.