Il consigliere e presidente di Carige Giuseppe Tesauro non condivide la gestione della banca,  lamenta incomprensioni con la Bce, e si dimette. La Borsa reagisce con una perdita istantanea dell’1,23%. Il titolo viene ammesso agli scambi, finisce subito in asta e poi cede l’1,23% a 0,008 euro. Ora il posto di Tesauro alla presidenza di Carige sarà ricoperto ad interim dal vicepresidente Vittorio Malacalza, ma a presto le votazioni per una nuova presidenza.

“Non riesco più a comprendere le modalità relazionali della Bce, la quale negli ultimi tempi scrive e dialoga direttamente con l’a.d e solo marginalmente col presidente”, si legge nella lettera di dimissioni. Ma la motivazione principale che avrebbe portato alla rottura di Tesauro con la banca genovese sarebbe da ricercare nelle “sopravvenute divergenze relative alla governance e gestione della banca”. 

Il Cda non ha perso tempo a replicare che “prenderà in esame i provvedimenti conseguenti” alle  dimissioni nella prossima riunione. “I cambiamenti nella governance – ha affermato il Cfo di Carige, Andrea Soro – non rallenteranno le operazioni previste dal piano industriale”. Per l’emissione del bond, “siamo pronti, stiamo alla finestra, attendiamo condizioni di mercato migliori”, afferma Soro, aggiungendo che Carige sta anche “portando avanti le operazioni straordinarie previste dal piano”. Tra queste, il manager cita il lavoro in corso sugli Npe (non performing exposure) ed eventuali cessioni di partecipazioni non strategiche (Banca d’Italia e Autostrada dei fiori). Inoltre, “Dobbiamo finalizzare la cessione della società creditis”.

Le dimissioni sono state rassegnate con efficacia immediata dopo due anni di mandato. Tesauro, infatti, era entrato in consiglio nel 2016 come amministratore non esecutivo, non era destinatario di deleghe e, per quanto a conoscenza della banca, non risulta titolare di azioni dell’istituto. Inoltre non era componente dei comitati istituiti in seno al Consiglio e non ha diritto ad indennità o altri benefici conseguenti la cessazione dalla carica. Ora, a sostituirlo sarà il vicepresidente Vittorio Malacalza, ma solo momentaneamente. E’ quanto viene sottolineato in ambienti vicini alla banca genovese. La banca, sorvegliata speciale dalla Bce, vede impegnato l’a.d Paolo Fiorentino, in un lavoro di ristrutturazione in vista di una futura possibile vendita. Una prospettiva questa che tuttavia non risulta gradita a Malacalza. Quanto all’assemblea per il nuovo presidente, l’appuntamento potrebbe essere sfruttato dall’altro socio di peso Raffaele Mincione per chiedere di rinnovare l’intero Cda.

Ora, il sostegno del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti va proprio a Fiorentino che “in questi mesi ha dato prova di equilibrio, risolutezza ed è stato capace di portare a termine un aumento di capitale non scontato qualche mese fa – afferma – Carige con l’ultimo aumento di capitale ha concluso un percorso di risanamento sia dal punto di vista del capitale che della sua politica industriale – prosegue Toti – e sta portando avanti numerose iniziative. Tutte le fibrillazioni ovviamente ci preoccupano, però riteniamo che la banca abbia un solido radicamento sul territorio ligure. Ci auguriamo abbia un cda in grado di reggere le fibrillazioni. Ricordo a tutti che l’amministratore delegato ha dato prova di visione industriale, stabilità e nervi saldi. Vada avanti con il suo lavoro”.