Dopo il brusco stop alla lunga trattativa sull’Ilva tra Am Investco e sindacati, con la mediazione del Governo, finita in un vicolo cieco, si scatena la bagarre su Carlo Calenda. Il ministro dello Sviluppo Economico uscente, in un’intervista a La Stampa, se l’è presa un po’ con tutti parlando di ‘populismo sindacale’ e finendo per far arrabbiare i rappresentanti dei lavoratori e il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

“C’è solo il no a tutti e tutto – dice Calenda – La verità è che si sono messi tutti a inseguire l’Usb. Uil e Fiom in testa. Dunque la proposta non c’è. C’è solo il no a tutti e tutto”. In altri due tweet, poi, il ministro rilancia i contenuti della proposta fatta ieri dal ministero al tavolo con i sindacati e nell’intervista dal titolo “un altro caso di populismo sindacale”.

Risposta del presidente della Puglia a stretto giro di posta. “Ieri non ho detto nulla: volevo che tutta l’Italia capisse che Calenda è andato a sbattere contro un muro di cemento armato senza che nessuno lo aiutasse a fallire. Ha fallito perché non ha una percezione esatta di quello che succede all’Ilva, come probabilmente non ce l’ha anche di altre vertenze che non ha risolto”. Controrisposta di Calenda: “Emiliano è quel che è. Il problema è il Pd che lo tollera e blandisce ”

Piccata anche la reazione dei sindacati. Populismo sindacale? “Calenda non merita risposta”, afferma Susanna Camusso, segretaria della Cgil. Per la collega della Cisl, Annamaria Furlan “bisogna riprendere la trattativa. Ora serve la responsabilità di tutti perché in ballo migliaia di lavoratori”.