La giustizia faccia il suo corso. Piena fiducia nell’operato della magistratura. Sono le frasi di rito che accompagnano le notizie sulle inchieste che coinvolgono le banche italiane. Sono sempre più frequenti e sempre più spesso riguardano i massimi vertici degli istituti di credito.

Nella stessa giornata, venerdì 27 aprile, e’ arrivato il rinvio a giudizio per l’ex presidente e l’ex Ad di Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, e per i vertici di Ubi Banca, il professor Giovanni Bazoli (che del potere nella finanza e’ icona da diversi decenni) e l’amministratore delegato Victor Massiah, tra gli altri.

Vicende diverse. La contabilizzazione di complesse operazioni in derivati, da una parte; presunto ostacolo all’azione di vigilanza, dall’altra. In tutti e due i casi, le inchieste hanno l’obiettivo di fare luce su passaggi della storia finanziaria dei due istituti di credito che vanno indagati a fondo.

Non servono troppe parole per ribadire il ruolo essenziale svolto dal potere giudiziario in questo Paese. Il problema, semmai, in questa fase storica e in questo sistema dell’informazione, e’ il peso che assumono le notizie del rinvio a giudizio di manager di questo livello.

Le notizie vanno date e anche con l’enfasi e l’eco che meritano. Sempre più spesso, però, e’ l’utilizzo strumentale che se ne fa, con le ripercussioni sulla percezione che l’opinione pubblica può avere dei fatti e delle rispettive responsabilità, a dare peso alle vicende giudiziarie.

Considerata anche la percentuale di assoluzioni alla fine di tutti i gradi di giudizio, il rischio è che il prezzo da pagare per il passaggio nel frullatore mediatico sia alto. Anche sproporzionato rispetto alle effettive responsabilità.

Un prezzo che sarà giusto se anche il sistema dell’informazione sarà in grado di dare la corretta rilevanza a tutti i gradi di giudizio. Una sfida che riguarda la reputazione dei banchieri e anche quella dei giornalisti.