Quando serve, le Istituzioni sanno reagire compatte. C’è un filo conduttore evidente tra le parole utilizzate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per spiegare il no a Paolo Savona ministro dell’Economia, e quelle scelte dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni Finali.

Due concetti chiave, l’Europa e la fiducia, e un lessico che in alcuni passaggi è uscito dalla tradizionale, misurata compostezza dell’appuntamento annuale nella Sala dei Partecipanti di Palazzo Koch. Il Governatore parla di “meschine e squilibrate” valutazioni quando difende la fiducia di cui gode il Paese, sul piano economico e civile; parla del “rischio gravissimo” di disperdere con poche mosse “il bene insostituibile” della fiducia; non nasconde “la delicatezza e la straordinarietà” del momento che stiamo vivendo; evidenzia che “non sarebbe saggio” ignorare le compatibilità finanziarie delle proposte delle forze politiche. E’ poi una frase netta, inequivocabile, a segnare la difesa dell’Euro: “Il destino dell’Italia è quello dell’Europa”. Così come il numero uno di Via Nazionale scandisce: “non possiamo prescindere dai vincoli costituzionali: la tutela del risparmio, l’equilibrio dei conti, il rispetto dei Trattati”. Quando parla di debito pubblico dice che “non ci sono scorciatoie” nel percorso di riduzione; quando parla di pensioni che “sarebbe rischioso fare passi indietro”; quando il tema è il sostegno al reddito, chiarisce che il reddito di cittadinanza o altre proposte analoghe devono fare i conti con “le conseguenze sui conti pubblici”.

Visco non nomina direttamente la crisi politica, non chiama in causa una forza politica piuttosto che un’altra. Ma mette paletti puntuali, anche rispetto al contratto M5S-Lega, e delinea una nuova risposta istituzionale, dopo quella del Capo dello Stato, di fronte al rischio di una deriva populista che metta in discussione i capisaldi della Costituzione e la collocazione dell’Italia nell’Unione europea.